SICURGARDA s.n.c., SICUREZZA SUL LAVORO ED IGIENE DEGLI ALIMENTI HACCP
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31 luglio 2017: scadenza per comunicazione al SUAP sui MOCA

Entro il 31 luglio 2017 tutti i produttori, i venditori all'ingrosso e gli importatori di materiali ed oggetti destinati al contatto con alimenti (MOCA) devono comunicare la loro esistenza e l’attività svolta all'Azienda Sanitaria.

Deve fare la comunicazione al SUAP chi effettua:

Produzione in proprio o per conto terzi di:
• materiali destinati e oggetti destinati a venire a contatto con alimenti (MOCA) (compresi i pezzi di ricambio)
• "materie prime" (MP) destinate alla produzione di MOCA
Per le materie plastiche, l'obbligo di comunicazione parte dalla produzione e trasformazione dei polimeri. La produzione delle sostanze per la formazione dei polimeri (additivi, catalizzatori, monomeri ecc.) è esclusa dall'obbligo di comunicazione.

Trasformazione di MP: comprende la produzione di MOCA a partire da materie prime adatte al contatto con alimenti (es. produzione di Tetrapack ® e poliaccoppiati, formatura di vaschette in alluminio a partenza da fogli sottili e laminati, stampaggio a iniezione di bottiglie in PET o altre materie plastiche, stampa di pellicole, carte, cartoni ecc.).

Assemblaggio: comprende la produzione di oggetti a contatto con alimenti (OCA) partendo da materie prime adatte al contatto con gli alimenti (es. produzione macchinari, attrezzature, elettrodomestici ecc.).

Deposito: comprende la sola attività di stoccaggio a supporto di una impresa che produce, trasforma o assembla MP o MOCA.

Distribuzione all'ingrosso: comprende gli OE che svolgono attività di commercio/distribuzione all'ingrosso/importazione di MP o MOCA (destinati ad altri OE o altre imprese alimentari) anche attraverso forme di commercio tipo e-commerce. Rientrano in questa tipologia anche gli importatori intermediari di MP e MOCA destinati ad altri OE o direttamente a imprese alimentari.

La comunicazione va inoltrata al SUAP competente per territorio in riferimento alla sede operativa dove viene svolta l'attività. Lo Sportello invierà la comunicazione alla Autorità Sanitaria Competente. L'OE dovrà inoltrare una comunicazione per ogni sede operativa gestita. Per esempio, se un OE ha uno stabilimento di produzione in un Comune e uno in un altro Comune, esso dovrà inoltrare due comunicazioni, una al SUAP del primo Comune e una al SUAP del secondo Comune.

Le comunicazioni per le attività esistenti dovranno essere inviate entro il 31 luglio 2017.

Quindi non solo chi produce un materiale in senso stretto ma anche chi produce il MOCA vero e proprio e anche chi li distribuisce all'ingrosso. 

Non devono farla i consumatori ultimi (bar, ristoranti ecc o chi li vende al dettaglio) come dicevamo prima al telefono. 

 

In allegato fac simile dei modelli da inoltrare: 

Modello comunicazione MOCA SUAP
MODELLO-MOCA-1-ATS lug. 2017 pdf.pdf
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Intervista al Dott. Fadenti Matteo sul quotidiano La Stampa

Nuovo Accordo Stato Regioni RSPP 7 luglio 2016

Pubblicato in gazzetta ufficiale il giorno 19 agosto 2016 l'"Accordo finalizzato alla individuazione della durata e dei contenuti minimi dei percorsi formativi per i responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione, ai sensi dell'articolo 32 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni. (Rep. Atti n. 128/CSR). (16A06077) (GU Serie Generale n.193 del 19-8-2016)"

 

Entrerà in vigore il giorno 4 settembre 2016. Nel link postato di seguito l'Accordo completo: http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2016-08-19&atto.codiceRedazionale=16A06077&elenco30giorni=true

Nuove procedure di allerta rapida 

Una recente nota del Ministero della salute (nota 22660-P del 31/05/2016) avente come oggetto “Procedure per il richiamo, da parte degli OSA, di prodotti non conformi, ai sensi del Regolamento (CE) 178/2002 e successiva pubblicazione dei dati inerenti i prodotti richiamati per una corretta tutela del consumatore”, fissa le modalità operative per soddisfare i requisiti di efficacia ed accuratezza delle informazioni fornite al consumatore in caso di richiamo di un prodotto.

La nota descrive nell’Allegato 1 le procedure da seguire nella gestione del richiamo a seconda che sia stata appurata la sussistenza di un grave rischio per la salute umana o sia necessaria una valutazione del rischio, per decidere se adottare o no misure rapide a tutela della salute, conformemente a quanto già riportato nell’allegato D della linea guida per la gestione operativa del sistema d’allerta per alimenti destinati al consumo umano, approvata in Conferenza Stato-Regioni il 13 Novembre 2008.

Al fine di rendere agevole per il consumatore l’individuazione del prodotto oggetto di richiamo, la nota riporta inoltre un modello apposito (allegato 2) con tutte le indicazioni da fornire in relazione al richiamo del prodotto.

Tali indicazioni comprendono:

– denominazione di vendita;

– marchio del prodotto;

– nome o ragione sociale dell’OSA a nome del quale il prodotto è commercializzato;

– lotto di produzione;

– marchio di identificazione dello stabilimento, ove applicabile;

– nome del produttore e sede dello stabilimento;

– data di scadenza o termine minimo di conservazione;

– descrizione peso/volume unità di vendita;

– motivo del richiamo: descrizione precisa del pericolo che ha determinato il richiamo del prodotto. Si ritiene infatti che un’indicazione generica, del tipo “prodotto non conforme”, non sia sufficiente a soddisfare il requisito di accuratezza dell’informazione dettato dall’articolo 19 del Regolamento (CE) 178/2002;

– le istruzioni al consumatore per la gestione del prodotto acquistato, nonché ulteriori eventuali avvertenze, incluse le modalità per contattare l’assistenza clienti (numero verde, indirizzo e-mail, ecc.)

– fotografia del prodotto, così come si presenta al consumatore all’atto dell’acquisto.

In tutti i casi in cui venga disposto il richiamo, gli OSA devono scaricare dal sito del Ministero l’allegato 2, compilarlo e trasmetterlo alla ASL competente per territorio.

La ASL o la Regione,  dopo una valutazione dell’appropriatezza della procedura di richiamo, provvederà, a pubblicare sul sito del Ministero il modello, utilizzando la sezione del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS) creata allo scopo di garantire un più ampio e tempestivo accesso alle informazioni ai consumatori.

Sarà cura della Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del Ministero della Salute comunicare la data dell’attivazione di tale sistema informatico.

La nota del Ministero della Salute si pone quindi come obiettivo quello di implementare l’efficacia e la validità della procedura di richiamo dei prodotti non conformi fornendo all’OSA un protocollo specifico da adottare a seconda della gravità del rischio, e allo stesso tempo di rendere il consumatore maggiormente informato circa i reali rischi connessi al consumo di determinati alimenti.

Il Nuovo Accordo Stato Regioni 7 luglio 2016

In data 7 luglio 2016 è stato approvato il nuovo Accordo che disciplina i requisiti della formazione per responsabili ed addetti dei servizi di prevenzione e protezione, previsti dall’art. 32, comma 2, del D. Lgs. n. 81/2008. Il presente Accordo va a sostituire integralmente quello del 26 gennaio 2006 ed interviene su alcuni elementi relativi la formazione dei diversi soggetti della sicurezza. Infatti l’Accordo non tratta solo del corso per RSPP o ASPP ma va a toccare diversi temi della formazione in materia di sicurezza sul lavoro.

Di seguito si riportano alcune significative novità che seguono la struttura dell’Accordo.

Titoli di studio ed esoneri

L’Accordo è andato a rivedere il comma 5 dell’art. 32 sulle classi di laurea il cui possesso esonera dalla frequenza dei corsi di formazione (moduli A e B), andando ad individuare ulteriori titoli di studio validi, riportati nell’ Allegato I. I titoli di studio riportati sono ben 43 classi tra laurea magistrale, specialistica vecchio e nuovo ordinamento, derivanti da diverse facoltà. C’è da dire che non tutte le classi di laurea individuate possono rientrare tra quelle dove la sicurezza è un argomento portante del corso di studi. Molte di queste infatti non presentano all’interno dei programmi di studio la materia della sicurezza sul lavoro e apparentemente sembrano c’entrare poco o nulla con la materia. Purtroppo in questo caso si è persa l’occasione per selezionare gli esperti in materia, non per far diventare la sicurezza sul lavoro una “nicchia” per pochi, ma piuttosto per riconoscere ad alcune figure professionali, competenze specifiche che per troppo tempo sono state fatte diventare proprie di figure che con la sicurezza c’entrano poco. Basti pensare ai Tecnici della prevenzione, una delle poche figure che nel percorso universitario affronta in maniera specifica il tema della sicurezza, che si vede paragonata ad alcuni ingegneri che mai trattano la materia specifica.

Sempre in questa sezione dell’accordo viene riportato un concetto quanto meno poco chiaro: “Costituisce altresì titolo di esonero dalla frequenza dei corsi previsti (moduli A-B-C) nel presente accordo, relativamente a ciascun modulo (moduli A-B-C), il possesso di un certificato universitario attestante il superamento di uno o più esami relativi ad uno o più insegnamenti specifici del corso di laurea nel cui programma siano presenti i contenuti previsti nel presente accordo o l’attestato di partecipazione ad un corso universitario di specializzazione, perfezionamento o master i cui contenuti e le relative modalità di svolgimento siano conformi ai contenuti del presente Accordo”.
Da queste righe sembra di capire che qualcuno possa beneficiare anche dell’esonero anche del Modulo C. In questo caso potrebbero essere proprio quelle figure, come appunto i tecnici della prevenzione, che nel percorso di studi trattano la materia e che quindi potrebbero vedersi abbonato anche il modulo di 24 ore. Oppure sembra di capire che esami specifici sulla sicurezza sul lavoro o master post laurea, possano portare all’esonero del Modulo C se combaciano gli argomenti trattati con quelli previsti dall’Accordo.

Individuazione dei soggetti formatori

Sicuramente in questo caso il nuovo Accordo chiarisce concetti che nell’Accordo del 2006 rimanevano incompiuti e poco chiari. Il punto 2 dell’Accordo esplicita chiaramente l’elenco dei soggetti formatori. Tali soggetti possono essere: Regioni e Province Autonome, gli Enti accreditati alla regione, le Università, le scuole di dottorato aventi ad oggetto la tematica della sicurezza sul lavoro, le istituzioni scolastiche limitatamente a studenti e personale, l’INAIL, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, l’amministrazione della Difesa, Ministeri (salute, lavoro, sviluppo economico, interno), le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, i fondi interprofessionali e gli ordini.  

Requisiti dei docenti

L’Accordo semplifica ed uniforma la questione, andando a prevedere per (quasi) tutti i corsi della sicurezza i requisiti previsti dal D.L. del 6 marzo 2013. Questi requisiti sono applicabili ai seguenti corsi: RSPP, ASPP, Datori di Lavoro che svolgono il ruolo di RSPP, RLS, Dirigenti, Preposti, Lavoratori, Coordinatori. Tali criteri non sono previsti per i corsi di Primo Soccorso, dove il docente deve essere un medico, coadiuvato per la parte pratica da un esperto in materia di primo soccorso, e per la Prevenzione Incendi dove non è previsto al momento nessun requisito del docente.

Organizzazione dei corsi

Su questo punto poco è cambiato, comunque si specifica in maniera chiara come deve essere organizzato il corso. Infatti, per ciascun corso il “soggetto formatore dovrà”:

  1. indicare il responsabile del progetto formativo, il quale può essere un docente dello stesso corso;
  2. indicare i nominativi dei docenti;
  3. ammettere un numero massimo di partecipanti ad ogni corso pari a 35 unità;
  4. tenere il registro di presenza dei partecipanti;
  5. verificare la frequenza del 90% delle ore di formazione previste, ai fini dell’ammissione alla verifica dell’apprendimento.

L’Accordo prevede che ai corsi dei Moduli A, B e C possono partecipare un numero massimo di 35 unità (mentre nel precedente Accordo il numero massimo era di 30) e viene anche definito che le 35 unità si riferiscono ai corsi di aggiornamento.

Metodologia di insegnamento e apprendimento

Viene superato quanto previsto dai vecchi accordi in quanto le nuove indicazioni metodologiche riguardano sia la progettazione che la realizzazione del percorso formativo e degli aggiornamenti. Tali norme sono riportate nell’Allegato V che rappresenta una seria e qualificante novità dell’Accordo.

Allo stesso tempo si richiamano i requisiti e le specifiche per lo svolgimento della formazione su salute e sicurezza in modalità e-Learning che deve rispondere a quanto definito nell’Allegato II (che sostituisce integralmente il precedente Allegato I dell’Accordo del 21 dicembre 2011.

Articolazione, obiettivi e contenuti del percorso formativo

Questo è uno dei temi che più di tutti ha subito variazioni, rispetto a quanto previsto dal precedente accordo. Come prima i moduli A e B sono sia per ASPP che per RSPP, mentre il C è esclusivo per gli RSPP. Ecco la nuova strutturazione:

Modulo A:

  • viene abolito l’Allegato A1 relativo ai contenuti minimi del corso che, oltre ad una migliore e puntuale definizione degli obiettivi formativi, modifica i contenuti stessi del Modulo escludendone, rispetto al precedente, alcuni rischi specifici che verranno trattati nel Modulo B.
  • la durata complessiva rimane di 28 ore a cui vanno aggiunte le ore per le verifiche di apprendimento finale,
  • la fruizione del Modulo A è consentita anche in modalità e-Learning

Modulo B:

  • sono aboliti i prospetti 1 e 2 e l’Allegato A2 dell’Accordo del 26 gennaio 2006,
  • è previsto un Modulo B comune a tutti i settori produttivi della durata di 48 ore e, di fatto, vengono aboliti i moduli declinati B1, B2, B3, B4, B5, B6, B7, B8 e B9,
  • il modulo B è propedeutico ai moduli di specializzazione,
  • i moduli B di specializzazione sono:
    • Modulo B-SP1: agricoltura - pesca della durata di 12 ore,
    • Moduli B-SP 2: cave - costruzioni della durata di 16 ore,
    • Modulo B-SP3: sanità - assistenza sociale residenziale della durata di 12 ore,
    • Modulo B-SP4: chimico - petrolchimico delle durata di 16 ore
  • le ore per le verifiche di apprendimento finale sono da aggiungere ai singoli corsi.

Modulo C:

  • Viene abolito l’Allegato A3 relativo ai contenuti minimi del corso che, oltre ad una migliore e puntuale definizione degli obiettivi formativi, modifica i contenuti stessi Modulo introducendo una unità didattica relativa al “Benessere organizzativo compresi i fattori di natura ergonomica e da stress lavoro correlato".
  • La durata complessiva rimane di 24 ore
  • La verifica dell’apprendimento è obbligatoria

La valutazione degli apprendimenti

Per quanto riguarda la verifica degli apprendimenti si specifica che sono necessari test a 30 domande multiple con almeno tre alternative di risposta (sia per i moduli A, B e C), 5 domande aperte (relativamente al modulo B), eventuali colloqui di approfondimento (per moduli A e B) e colloquio finale individuale per il modulo C. Tutto evidentemente dovrà essere verbalizzato.

La formazione pregressa

Si riferisce a coloro che hanno svolto i percorsi formativi previsti dall’Accordo del 26 gennaio 2006 ed in particolar modo rispetto alla nuova articolazione del Modulo B.
Tutti coloro che non cambiano settore produttivo e continuano ad operare esclusivamente all’interno di esso non dovranno integrare il proprio percorso formativo per adeguarsi alle previsioni del nuovo accordo.
L’accordo riporta una tabella di corrispondenza ai fini del riconoscimento dei crediti formativi ovvero delle ulteriori ore integrative previste esclusivamente in caso di passaggio ad altro settore produttivo. Il nuovo Accordo prevede che, in fase di prima applicazione e per un periodo non superiore a 5 anni dall’entrata in vigore, la frequenza del Modulo B comune o di uno o più Moduli B di specializzazione, può essere riconosciuta ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento, degli RSPP e ASPP formati ai sensi dell’accordo Stato-Regioni del 26 gennaio 2006.

L’aggiornamento

Anche su questo punto sono state fatte diverse modifiche sostanziali, soprattutto in reazione al monte ore. Le ore dell’aggiornamento infatti adesso, indipendentemente dal settore, risultano:

  • RSPP: 40 ore nel quinquennio
  • ASPP: 20 ore nel quinquennio

Gli “aggiornamenti” equivalgono ai corsi con il massimo di 35 partecipanti e la tenuta del registro delle presenze. Allo stesso tempo viene confermato come, per tutto il monte ore, l’aggiornamento può essere svolto in modalità e-Learning.

Importante novità è costituita dal fatto che il 50% delle ore di aggiornamento può essere ottemperato anche per mezzo di partecipazione a convegni o seminari che, ovviamente, devono avere contenuti coerenti con le tematiche previste dall’Accordo. Non è previsto, giustamente, alcun vincolo sul numero massimo dei partecipanti ma una evidenza della presenza tramite la tenuta di un registro. Anche l’aggiornamento dei lavoratori, preposti, dirigenti, datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori può essere ottemperato per mezzo di partecipazione a convegni e seminari nella misura non superiore al 50% del totale delle ore previste.
Alcune tipologie di corsi non sono validi per l’aggiornamento di RSPP e ASPP. Ad esempio i corsi per dirigenti e preposti, prevenzione incendi e Primo soccorso. Anche i corsi di specializzazione del Modulo B non possono essere considerati aggiornamento.

Sono, invece, da ritenersi validi, ai fini dell’aggiornamento, la partecipazione ai corsi per formatore e per coordinatore e viceversa.
In relazione al numero dei partecipanti ai convegni l’Allegato XIV del D. Lgs. 81/2008 fissa per i “Coordinatori” la validità della formazione tramite convegno qualora il numero dei partecipanti non superi le 100 unità. L’Accordo modifica l’Allegato eliminando il numero minimo dei partecipanti.

Decorrenza dell’aggiornamento

L’aggiornamento ha decorrenza quinquennale e deve essere calcolato dalla data di conclusione del Modulo B comune. Per coloro che sono esonerati dal Modulo B l’obbligo di aggiornamento decorre:

  • dalla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 81/2008 e cioè dal 15 maggio 2008;
  • dalla data di conseguimento della laurea, se avvenuta dopo il 15 maggio 2008.

Qualora i RSPP e ASPP non completino l’aggiornamento entro il quinquennio non possono esercitare le loro funzioni. Dovranno completare l’aggiornamento per il monte ore richiesto e, al raggiungimento, potranno tornare ad esercitare la funzione sospesa. Il quinquennio successivo decorre, naturalmente, dalla scadenza precedente.

I RSPP e ASPP potranno completare l’aggiornamento del quinquennio precedente utilizzando le regole previste dall’Accordo. Ad esempio per tutti coloro il cui quinquennio scadeva nel 2011 l’aggiornamento potrà essere rispettivamente di 40 o 20 ore complessive (viene abolito l’aggiornamento di 40, 60, 100 e 28 ore).

In questo caso la semplificazione può essere vista in senso positivo, visto che diventa importante la qualità delle ore piuttosto che la quantità e si permette ai professionisti di evitarsi inutili ripetizioni di argomenti in corsi diversi.

Attestazioni

L’Accordo prevede che nell’attestato siano riportati:

  1. denominazione del soggetto formatore;
  2. dati anagrafici del partecipante al corso;
  3. specifica della tipologia di corso seguito con indicazione del corso frequentato e indicazione della durata (nel caso dei Moduli B è necessario indicare: Modulo B comune e/o Moduli di specializzazione);
  4. periodo di svolgimento del corso;
  5. firma del soggetto formatore.

Viene, inoltre, previsto che presso il soggetto formatore deve essere conservato per almeno 10 anni il “Fascicolo del corso” contenente: dati anagrafici del partecipante; registro del corso recante: elenco dei partecipanti (con firme), nominativo e firma del docente o, se più di uno, dei docenti, contenuti, ora di inizio e fine, documentazione relativa alla verifica di apprendimento.

Corsi in modalità e-Learning

Anche su questo tema è stato fatto molto e probabilmente quanto previsto può definirsi qualitativamente corretto. Innanzi tutto si chiarisce che il metodo e-learning si può utilizzare solo per quei corsi dove la norma lo prevede espressamente. Questo sicuramente è un aspetto molto positivo che chiarisce un concetto che spesso veniva male interpretato.

L’Allegato II, sostituisce completamente l’Allegato I dell’Accordo del 21 dicembre 2011, e definisce i requisiti specifici per lo svolgimento della formazione e dell’aggiornamento in modalità e-Learning. Nell’Allegato II sono definite le specifiche di carattere organizzativo e tecnico, i profili di competenza per la gestione didattica e tecnica nonché i criteri per la redazione del documento progettuale di ogni corso. Deve essere redatta, per ogni corso, una scheda progettuale. Detta scheda dovrà essere resa disponibile al discente che all’atto dell’iscrizione dovrà dichiarare la presa visione e accettazione. Tutti questi aspetti sono alquanto positivi e vanno ad eliminare tutti quegli enti/associazioni che vendevano attestati (non corsi, ma attestati) dopo aver fatto partire dei video o dopo aver scaricato delle slide in pdf.

Molto interessante è quanto riportato nell’Allegato VI, dove si precisa che la formazione specifica dei lavoratori a basso rischio potrà essere effettuata in modalità e-Learning mentre è espressamente vietata quella per gli addetti al primo soccorso e per gli addetti alla prevenzione incendi.

Crediti formativi ed esoneri per contenuti analoghi

Si tratta dell’attuazione dell’articolo 32, comma 1, lettera c) della Legge 98/2013 che ha introdotto il comma 5-bis all’art. 32 del D. Lgs. 81/2008. Come noto, tale norma, prevede credito formativo qualora i contenuti dei percorsi formativi si sovrappongano, in tutto o in parte, a corsi già svolti e documentati.

L’Allegato III stabilisce, in una dettagliata tabella, gli esoneri che possono essere totali o parziali per tutti i soggetti della sicurezza sia per i corsi di formazione che per i corsi di aggiornamento.

Indicazioni metodologiche per la progettazione ed erogazione dei corsi

A tal proposito si riporta pari pari il pensiero sul tema specifico del presidente di AiFOS Rocco Vitale: “Rappresenta, sicuramente, la parte più importante, significativa e qualitativa dell’Accordo. A differenza del vecchio accordo che dedicava poche righe, ovvie, a come garantire un equilibrio tra lezioni frontali ed esercitazioni e favorire metodologie di apprendimento basate sul problem solving, oggi abbiamo un testo sul quale riflettere, studiare ed applicare non quale mero assolvimento formale ma che incide sostanzialmente sulla formazione.

Dopo aver tracciato i profili delle competenze del RSPP e ASPP, quale destinatario di una formazione manageriale di base, per la gestione della prevenzione che interviene negli aspetti tecnici e delle modalità di intervento sulla base di relazioni che attivino il coinvolgimento, la partecipazione e la motivazione di tutti gli attori del sistema sicurezza.

I bisogni formativi sono sintetizzati in tre aree (gestionale organizzativa, tecnica e relazionale) che richiamano le stesse previste, nel D.I. 6 marzo 2013, per il docente formatore. Le indicazioni riguardano essenzialmente la progettazione del Modulo B, che rappresenta il cuore del corso, quale elemento volto ad acquisire competenze e conoscenze integranti il Modulo A ed il successivo Modulo C.

Il progetto formativo è il mezzo per tradurre il bisogno formativo in una coerente risposta operativa. Il progetto formativo deve essere elaborato per ciascuna unità didattica per la quale devono essere definiti gli obiettivi specifici ed i risultati attesi nonché i contenuti e la durata. La strategia formativa e la metodologia didattica costituiscono la struttura del progetto con precisi riferimenti ai lavori di gruppo, casi di studio e simulazioni. Infine dal progetto formativo dovrà scaturire il documento progettuale caratterizzato dalle specifiche del percorso formativo, quelle di realizzazione fino al controllo e la verifica.

L’importanza delle verifiche in itinere e di quella finale rappresentano la prima evidenza dell’apprendimento. Nella prova finale vengono introdotte la simulazione ed il project work che può essere realizzato anche durante il percorso formativo.”

 

 

Soppressione della “collaborazione” con gli Enti Bilaterali

Anche questo è un punto sicuramente positivo. Come detto in premessa l’Accordo del 7 luglio 2016, pur direttamente rivolto ai RSPP e ASPP, modifica anche alcuni aspetti specifici di accordi precedenti al fine di uniformarne la disciplina. Tra le novità più significative si segnala una modifica all’Accordo del 21 dicembre 2011 sulla formazione dei lavoratori circa le modalità per la collaborazione con gli organismi paritetici (c.12, art. 37, D.Lgs. 81/2008) contenuti nella nota in premessa. Il nuovo Accordo riprende la formulazione della legge e toglie qualsiasi riferimento agli “enti bilaterali” e, pertanto, detta collaborazione va richiesta solo agli organismi paritetici ove esistenti sia nel territorio che nel settore nel quale opera l’azienda. In mancanza valgono le norme già note. L’Accordo chiarisce inoltre, in riferimento alle Linee Applicative dell’Accordo del 25 luglio 2012, che devono intendersi soppressi i riferimenti agli enti Bilaterali contenuti nel paragrafo “Collaborazione degli organismo paritetici alla formazione” riconducendo, di fatto, tale collaborazione esclusivamente agli organismi paritetici.

Per uno schema completo degli accordi e per il commento completo del presidente di AiFOS Rocco Vitale si rimanda al link del sito: http://aifos.org/home/news/normativa/leggi_e_norme/accordo-stato-regioni-rspp-2016

Articolo del Dott. Matteo Fadenti tratto dalla rivista: Moltocomuni (www.moltocomuni.it)

Piano Nazionale per il controllo degli OGM negli alimenti

Il Ministero della salute, in collaborazione con il Centro di referenza nazionale per la ricerca degli OGM (CROGM) e l’Istituto superiore di sanità, predispone dal 2006 un Piano nazionale triennale di controllo ufficiale sulla presenza di organismi geneticamente modificati (OGM) negli alimenti, finalizzato alla programmazione e al coordinamento delle attività di controllo svolte in questo specifico settore da parte delle Autorità sanitarie regionali e provinciali, in applicazione, sia della normativa quadro del settore degli OGM, i regolamenti comunitari nn. 1829/2003 e 1830/2003, sia del regolamento CE n. 882/2004 relativo ai controlli ufficiali.

 

Con il 2015 inizia la programmazione del Piano Nazionale OGM 2015-2018. 
Il Piano si articola in più parti:

  • definisce ruoli ed obiettivi per tutti i soggetti coinvolti
  • individua le principali matrici alimentari da sottoporre al controllo
  • individua i criteri a cui ogni Regione e Provincia autonoma deve conformarsi per l’adozione di un Piano regionale di controllo ufficiale sul proprio territorio.

In questo primo anno di programmazione dell’attività di controllo ufficiale per la ricerca di OGM nel settore degli alimenti, si conferma la costante e specifica attenzione che tutte le Regioni e Province Autonome e i soggetti coinvolti rivolgono alla tematica OGM.

 

Il numero complessivo dei campioni appartenenti a diverse matrici alimentari, prelevati 2015 e analizzati, è stato di 804, di cui 688 sul territorio e 116 all’importazione.

 

La valutazione generale dei risultati è positiva. In particolare esaminando i dati relativi al territorio, per un numero totale di campioni prelevati ed analizzati pari a 688, la percentuale di quelli positivi è stata del 2%. Ciò conferma sempre di più sia la consapevolezza crescente degli operatori del settore alimentare che pongono particolare attenzione lungo tutta la filiera, dall’approvvigionamento delle materie prime alla commercializzazione del prodotto finito, sia l’efficacia dei controlli ufficiali messi in atto. 

Relazione Piano nazionale OGM, i risultati del 2015
piano nazionale controllo presenza OGM.p[...]
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Il Jobs Act aumenta le sanzioni per la sicurezza sul lavoro

Con l’entrata in vigore del Jobs Act aumentano le sanzioni per una serie di violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro: il dlgs 151/2015, infatti, contiene modifiche normative su specifiche violazioni per le quali scatta l’aumento, con la condizione generale che prevede il raddoppio delle sanzioni se si riferiscono a più di cinque lavoratori, triplicano se ne coinvolgono almeno dieci. Le nuove sanzioni sono: · 
 
Da 2 mila a 4 mila euro per: mancato invio dei lavoratori alla visita medica periodica e mancata richiesta al medico competente dell’osservanza degli obblighi previsti a suo carico. · 
 
Da 1.200,00 a 5.200,00 euro o arresto da 2 a 4 mesi per: mancata o inadeguata formazione del lavoratore, dei dirigenti o responsabili della sicurezza sul lavoro; mancata o inadeguata formazione dei lavoratori incaricati dell’attività di prevenzione e lotta incendi, evacuazione luoghi di lavoro in caso di pericolo grave ed immediato, salvataggio, primo soccorso e gestione dell’emergenza; mancata o insufficiente formazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. 
 
Vi invitiamo a verificare che la vostra attività sia in regola con i citati adempimenti, per evitare di incorrere nelle sanzioni. Contattaci per una consulenza e per adempiere ai vari obblighi. 

Prorogato l'obbligo del defibrillatore

News DAE: prorogato di 6 mesi l'obbligo per le associazioni sportive non professionistiche di dotarsi di defibrillatore. Nuova scadenza 20 luglio 2016.

20 gennaio 2016, scatta l'obbligo del defibrillatore

Chi deve avere il defibrillatore entro il 20 gennaio 2016?

Tutte le associazioni e società sportive, anche dilettantistiche, come società calcistiche, di pallavolo, palestre, società di basket ecc, ad eccezione di quelle "che svolgono attività sportiva con ridotto impegno cardiocircolatorio, quali bocce (escluse bocce in volo), biliardo, golf, pesca sportiva di superficie, caccia sportiva, sport di tiro (lancio del piattello, tiro con l'arco, ecc.), giochi da tavolo e sport assimilabili". Si ricorda che per le società professionistiche l'obbligo esiste già.

 

Quante persone devono essere formate?

La normativa non pone vincoli numerici, ma deve essere garantita la presenza di personale formato sia durante le partite, sia durante gli allenamenti. Ad esempio, potrebbe essere sufficiente, per assolvere agli obblighi di legge, formare solo l'allenatore (se la sua presenza fosse garantita durante tutte le attività). È comunque consigliabile formare un gruppetto di persone, composto ad esempio da allenatori e assistenti, dirigenti e qualche giocatore, in modo da garantire sempre la presenza di almeno una persona formata. Sarebbe consigliabile che l'operatore BLSD sia anche operatore BLS in modo da poter svolgere efficacemente tutte le fasi dell'RCP. 

 

Chi deve acquistare il defibrillatore?

Il defibrillatore deve essere presente e può essere acquistato dalla società sportiva, da un gruppo di società sportive o da chi gestisce l'impianto sportivo (in questi ultimi due casi, il defibrillatore può essere condiviso tra più società sportive che condividono gli stessi spazi per le proprie attività). 
In ogni caso, ciascuna società sportiva deve assicurarsi (e ne è responsabile) della presenza del defibrillatore e di personale formato. 

 

Quanto costa un defibrillatore?

Il costo di un defibrillatore può variare. Come in tutte le cose il costo è proporzionale alla qualità e alla sicurezza della macchina. Il defibrillatore è uno strumento che può salvare la vita, perciò è di fondamentale importanza dotarsi di uno strumento idoneo, valido e garantito. I prezzi medi variano dai 1300 Euro ai 1800 Euro + iva. 

 

Dove deve essere installato il defibrillatore?

Lo strumento salvavita deve essere facilmente e rapidamente accessibile da tutte le aree dell'impianto sportivo. In caso di necessità, una persona dovrebbe riuscire a recuperarlo e metterlo a disposizione del soccorritore in non più di 2 minuti.

E se l'attività è itinerante?

In questo caso il defibrillatore deve essere presente durante lo svolgimento dell'attività, ovvero dovrà essere presente nel luogo e nel momento dello svolgimento dell'attività.

E se non mi adeguo?

Non ci sono ancora sanzioni specifiche per l'inosservanza di questa normativa, ma recentemente, in un caso di morte per arresto cardiaco in un impianto sportivo, il presidente della società sportiva (in questo caso di professionisti, per i quali l'obbligo è scattato diversi mesi fa) è stato rinviato a giudizio per omicidio colposo

Le maggiori patologie alimentari in Europa 

Infografica EFSA sulle patologie da contaminazione alimentare

La versione aggiornata a settembre 2015 del D.Lgs. 81/08

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In vigore la Legge Europea 2014 che modifica il Testo Unico di Sicurezza

Le novità in materia di sicurezza sono contenute negli articoli 16 e 17

 

Forse, in piena estate, a molti può essere sfuggito che dal 18 agosto è entrata in vigore la Legge europea 2014 (Legge 115/2015). La stessa giunge dopo la pubblicazione della Legge di Delegazione europea 2014 (L. n.114/2015) e va a completare gli strumenti di adeguamento del nostro ordinamento agli obblighi europei.

Le modifiche in materia di sicurezza sono contenute negli articoli 16 e 17: il primo apporta modifica al D.Lgs. 81/08 in materia di cantieri temporanei e mobili. L'articolo 17 invece, corregge il D.lgs. 108/2005 ai fini della corretta attuazione della direttiva 2009/13/CE sul lavoro marittimo.

 

In particolare, l'articolo 16 cerca di porre rimedio all'infrazione europea condotta col Caso EU Pilot 6155/14/EMPL, in riferimento alle disposizioni del Testo Unico di Sicurezza in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei cantieri temporanei o mobili.

Le modifiche si appuntano sulla lettera g-bis) del comma 2 dell'articolo 88 del D.lgs. 81/08 (che riguarda il campo di applicazione del Titolo IV).

La Legge europea 2014 sostituisce la lettera g) bis, che ora recita: le disposizioni del presente capo (ossia il Capo I, che detta le Misure per la salute e sicurezza nei cantieri temporanei o mobili) non si applicano: “Ai lavori relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento che non comportino lavori edili o di ingegneria civile di cui all'allegato X”.

 

La Legge 115/2015 inserisce anche l'articolo 5 bis al D.Lgs. 108/2005, prevedendo una previsione sui Lavori vietati ai minori: entro 90 giorni dall'entrata in vigore della Legge (a partire dal 15 agosto 2015) è prevista l'emanazione di un decreto interministeriale per individuare i lavori pericolosi per la salute e la sicurezza dei minori di anni diciotto e quelli vietati agli stessi.

La stessa Legge inserisce l'articolo 38 bis contenente le sanzioni per chi adibisce i minori ai lavori vietati: prevista sanzione pecuniaria da euro 516 a euro 2.582.

 

Va ricordato che la Legge europea 2014 segue le precedenti Leggi Europee varate nel 2013 che avevano modificato il Testo Unico di Sicurezza in materia di Costituzione di nuova Impresa (art. 28 comma 3 bis, argomento oggetto di Procedura di infrazione n. 2010/4227) e in tema di Rielaborazione della valutazione dei rischi (all'articolo 29, comma 3 del TUS, oggetto di Procedura di infrazione n. 2010/4227).

Testo integrale legge europea
Legge_europea_2014.pdf
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Legge n. 68/2015: introduzione ecoreati

Il 29 maggio 2015 è entrata in vigore la Legge n. 68/2015 contenente  nuovi reati  in materia di delitti contro l’ambiente. Viene introdotto un nuovo titolo nel libro II del codice penale: Titolo VI-bis “Dei delitti contro l’ambiente”  dedicato agli ecoreati.

Di seguito i nuovi articoli :

  • Art. 452-bis : Inquinamento  ambientale
  • Art. 452-ter: Morte o lesioni come conseguenza  del  delitto  diinquinamento ambientale
  • Art. 452-quater: Disastro ambientale
  • Art. 452-quinquies: Delitti colposi  contro  l'ambiente
  • Art. 452-sexies: Traffico  e  abbandono  di  materiale  ad  altaradioattivita'
  • Art. 452-septies: Impedimento del controllo
  • Art.   452-octies: Circostanze    aggravanti

Il delitto di inquinamento ambientale (nuovo art. 452-bis del c.p.) e il delitto di disastro ambientale (nuovo art. 452-quater del c.p.)possono essere commessi per colpa. In tali casi, in base al nuovo articolo 452-quinquies, le pene sono diminuite da un terzo a due terzi. Una ulteriore diminuzione di un terzo della pena è prevista per il delitto colposo di pericolo, cioè, quando dai comportamenti di cui agli articoli 452-bis e 452-quater derivi il pericolo di inquinamento ambientale e disastro ambientale.

Cliccando al seguente link si accede alla legge: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/05/28/15G00082/sg

Indicazioni sulla presenza degli allergeni nei menù

In relazione al tema dell’indicazione della presenza degli allergeni negli alimenti somministrati nei pubblici esercizi, vi portiamo a conoscenza che il 16 febbraio u.s. il Ministero della Salute ha reso pubblica, sul sito istituzionale, una nota (prot. n. 3674, del 6.2.2015,allegata alla presente) della Direzione Generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti diretta al Ministero dello Sviluppo Economico ed agli Assessorati alla sanità delle Regioni, con preghiera di assicurarne la diffusione a tutti gli operatori del settore interessati.

    Come è noto, per gli alimenti offerti in vendita al consumatore finale o alle collettività senza imballaggio, imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta, è obbligatoria, ai sensi dell’art. 44 del Regolamento CE n. 1169/2011, esclusivamente l’indicazione di quanto richiesto ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. c), del medesimo Regolamento, cioè di “qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico elencato nell'allegato II o derivato da una sostanza o un prodotto elencato in detto allegato che provochi allergie o intolleranze usato nella fabbricazione o nella preparazione di un alimento e ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma alterata”, ovverosia dei cosiddetti “allergeni”.

    Non è invece obbligatoria la fornitura delle altre indicazioni richieste agli articoli 9 e 10 per i prodotti preimballati, a meno che gli Stati membri adottino disposizioni nazionali che richiedono la fornitura, parziale o totale, di tali indicazioni o loro elementi.

    Spetta comunque agli Stati membri eventualmente adottare disposizioni nazionali concernenti i mezzi con i quali le indicazioni sugli allergeni devono essere rese disponibili ed, eventualmente, la loro forma di espressione e presentazione.

    Ora la nota del Ministero della Salute pubblicata il 16 febbraio, pur non avendo natura di atto normativo, di fatto fa conoscere ciò che dovrebbe essere oggetto dell’atteso DPCM.

    Si sapeva, infatti, che la normativa comunitaria ammette in ipotesi tutti i mezzi atti all’indicazione degli allergeni: un'etichetta, altri documenti che accompagnano un alimento o qualunque altro mezzo, compresi gli strumenti della tecnologia moderna o la comunicazione verbale (vale a dire comunicazioni orali verificabili); ma tali mezzi avrebbero potuto essere ammessi solo dopo l’adozione da parte dello Stato di apposite misure normative: fino a quel momento le informazioni avrebbero dovuto essere fornite necessariamente per iscritto.

 

    E veniamo al dunque. Ad avviso del Ministero, chi fornisca cibi pronti per il consumo all’interno di una struttura come un ristorante, una mensa, una scuola o un ospedale, ma anche attraverso un servizio catering o per mezzo di un veicolo o un supporto fisso o mobile, deve fornire al consumatore le informazioni richieste, che possono essere riportate sul menu, su appositi registri o cartelli o su altro sistema equivalente, anche tecnologico, da tenere bene in vista, sì da consentire al consumatore di accedervi facilmente e liberamente.

    L’eventuale uso di sistemi elettronici, però, del tipo “applicazioni per smartphone”, codici a barre, codice QR, non potrà essere previsto quale unico mezzo di informazione, in quanto non facilmente accessibile a tutti.

    L’obbligo dell’indicazione degli allergeni potrà considerarsi assolto con l’indicazione da parte dell’operatore del settore alimentare (OSA), per iscritto e in maniera chiara e ben visibile, su menu, registro o cartello, di una dicitura del tipo:

 

  1. le informazioni circa la presenza di sostanze o di prodotti che provocano allergie o intolleranze sono disponibili rivolgendosi al personale in servizio”;

 

  1. per qualsiasi informazione su sostanze e allergeni è possibile consultare l’apposita documentazione che verrà fornita, a richiesta, dal personale in servizio”.

 

    Sarà comunque necessario, in ciascuna delle ipotesi menzionate, che le informazioni dovute risultino da idonea documentazione scritta, facilmente reperibile sia per l’Autorità competente che per il consumatore finale, “di cui il personale avrà preventivamente preso visione e conoscenza con contestuale approvazione per iscritto”.

 

    Quanto alla composizione del menzionato documento, la nota ministeriale spiega che la scelta circa le modalità da utilizzare per rendere edotto il consumatore circa la presenza di allergeni nelle singole preparazioni è rimessa alla discrezionalità dell’operatore, che potrà scegliere la soluzione più idonea a seconda dell’organizzazione e dimensione aziendale.

    Ad esempio, l’operatore potrà:

-         stilare una lista degli ingredienti evidenziando la presenza di allergeni (ricordiamo però che per i prodotti della gelateria, della pasticceria, della panetteria e della gastronomia, ivi comprese le preparazioni alimentari, qualora venduti allo stato di “non preimballati”, non vi è obbligo di indicazione degli ingredienti per singolo prodotto, ma solo nell’ambito del cosiddetto “cartello unico”, redatto per prodotti omogenei);

-         predisporre una tabella che riporti le 14 categorie di allergeni previste dall’allegato II del Regolamento n. 1169 e che, contestualmente, individui le preparazioni che li contengano;

-         prevedere modalità alternative che comunque garantiscano al consumatore l’informazione corretta.

 

In pratica la cosa migliore sarebbe quella di riportare sui menù per ogni piatto ingredienti ed allergeni presenti (sottolineati o in grassetto). Viceversa si potrebbe creare un registro al di fuori del menù, dove vengono indicati per ogni piatto gli ingredienti e sottolineati gli allergeni (o solamente gli allergeni presenti, meglio tutti gli ingredienti, poichè qualcuno potrebbe essere allergico ad ingredienti che non rientrano nell'elenco dei 14 allergeni). Tale registro, andrebbe consegnato insieme ai menù o su richiesta del cliente. Nel menù in questo caso dovrà esserci una delle diciture riportate sopra e magari anche l'elenco completo dei 14 allergeni previsti dalla normativa, per far capire anche al cliente quali sono questi possibili 14 allergeni. 

Convegno DUVRI e costi della sicurezza

Il giorno 29 maggio 2015, dalle 14.30 alle 18.30 presso la sede di AiFOS si terrà un convegno relativo ai costi della sicurezza negli appalti pubblici e privati, il DUVRI e di controlli e sanzioni delle ASL. 

 

In allegato il programma e le indicazioni su come iscriversi. 

 

Docenti del convegno: Avv. Lorenzo Camarda, Dott. Matteo Fadenti

programma convegno DUVRI.pdf
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Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro-correlato

I lavoratori avvertono stress quando le esigenze lavorative sono superiori alla loro capacità di farvi fronte. Lo stress lavoro-correlato è un problema a livello di organizzazione e non una colpa individuale. È una delle conseguenze più importanti derivanti da un ambiente di lavoro carente dal punto di vista psicosociale.

Per rischi psicosociali si intendono gli effetti negativi in termini psicologici, fisici e sociali derivanti da una progettazione, un'organizzazione e una gestione non adeguate sul lavoro.

Di seguito la presentazione del progetto dell'Agenzia Europea per la Sicurezza sul lavoro.

Presentazione EU-OSHA
eu-osha_2014_00040000_it_tra.pptx
Presentazione Microsoft Power Point [2.5 MB]

Modellare il futuro della sicurezza alimentare, insieme - EXPO 2015

L'EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) organizza per l'EXPO 2015 che si svolgerà a Milano, un incontro intitolato: Modellare il futuro della sicurezza alimentare, insieme. Due saranno i temi principali: La scienza della valutazione e Scienza, Innovazione e Società. La conferenza si terrà dal 14 al 16 ottobre 2015. 

http://www.efsaexpo2015.eu/

Pubblicate dal Ministero le istruzioni operative per l'effettuazione della parte pratica del corso per la conduzione di trattori agricoli e forestali.

Istruzioni operative per lo svolgimento dei moduli pratici dei corsi di formazione per lavoratori addetti alla conduzione di trattori agricoli o forestali.”

Circolare n. 34 del 23 dicembre 2014 Parte pratica corso utilizzo trattori
Indicazioni del Ministero su come vanno effettuate le parti pratiche del corso per la conduzione dei trattori agricoli e forestali.
20141223_n.34.pdf
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Versione aggiornata D.Lgs. 81/08 smi

Disponibile la versione aggiornata a dicembre 2014 del D.Lgs. 81/08 

D.Lgs. 81/08 edizione dicembre 2014
TU 81-08 - Ed. Dicembre 2014.pdf
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Allegato per menù bar e ristoranti

In allegato la dicitura con allergeni da inserire sul menù o da stampare ed allegare al menù di bar e ristoranti per adempiere a quanto previsto dalla nuova normativa Europea. 

Allegato per menù
normativa allergeni per menu.pdf
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Domande e risposte della Commissione Europea sulle nuove etichette alimentari

Documento della Commissione Europea con domande e risposte riguardanti la nuova legge in materia di etichettatura alimentare. La legge entrerà in vigore il 13 dicembre 2014.

FAQ Commissione Europea
qanda_application_reg1169-2011_it.pdf
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Nuova etichettatura per alimenti dal 13 dicembre 2014

Il 13 dicembre 2014 entrerà in vigore Il Regolamento 1169/2011 relativo all'etichettatura degli alimenti e ai menù di bar e ristoranti. 

 

La nuova etichettatura.
La nuova etichettatura europea vede l’obbligo per i produttori di dare chiarezza e leggibilità all’etichetta, indicando anche le misure minime per i caratteri che devono essere riportati sull’etichetta stessa. Nello stesso tempo devono essere indicati il responsabile ed inserire delle diciture inerenti all’indirizzo. Una variazione importante riguarda l’estensione “obbligatoria” dell’origine di provenienza, anche per la carni suine, avicole, caprine ed ovine, indicazione che in precedenza era “obbligatoria” per quelle bovine, oltre che per l’olio di oliva, la frutta fresca e gli ortaggi. Pertanto I consumatori europei avranno a loro disposizione tutte le informazioni utili ( tracciabilità ) per poter effettuare una scelta dei prodotti, senza essere ingannati dai richiami “all’ italianità”, che si trovavano in modo generico sulle etichette. Dal 13 dicembre 2016 scatta inoltre l’obbligatorietà per quanto riguarda l’etichettatura nutrizionale. Si dovranno dunque indicare il valore energetico, i grassi ed i carboidrati, gli zuccheri, il sale e le proteine. Si avranno pertanto una maggiore trasparenza in modo da salvaguardare maggiormente la scelta del consumatore e quindi la sua sicurezza.

 

Le novità.
Il regolamento esplicita in maniera chiara che le etichette devono essere posizionate in modo “ben visibile”, preferibilmente sulla parte anteriore del prodotto, e non in parti marginali dello stesso. Per quanto riguarda la grandezza dei caratteri viene indicata una misura minima non inferiore a 1,2 mm di altezza, che si riduce a 0,9 mm, solo nel caso in cui le confezioni sulle quali si appongono le etichette abbiano una superficie inferiore ad 80 cm2. Il regolamento prende in esame anche i casi in cui la superficie della confezione è inferiore a 10 cm2, chiarendo che in quel caso possono essere riportate solo le indicazioni principali. Per quanto riguarda i dati della dichiarazione nutrizionale, essi dovranno riportare sia il contenuto energetico che le percentuali degli elementi espresse sulla base di 100 mg oppure di 100 ml di prodotto. Dovrà inoltre essere indicata in modo chiaro ed evidenziata la presenza di allergeni; questa indicazione dovrà essere fatta anche per quanto riguarda i cibi “non imballati”, come per esempio quelli che sono venduti all’interno di mense e ristoranti. Resta naturalmente l’obbligo dell’indicazione della data di scadenza, estesa anche sui singoli incarti interni, per quanto riguarda i cibi contenuti in scatole. Il regolamento indica anche il divieto di inserire sulle confezioni delle indicazioni “fuorvianti”, e chiarisce che l’aspetto e la descrizione devono avere la massima comprensibilità, in modo da non creare confusioni nel consumatore. 

 

Quindi ricapitolando le etichette dovranno contenere quanto segue:

1) la denominazione di vendita (descrizione dell’alimento, es. formaggio fuso a fette e non un nome di fantasia, es. sottilette).
2) L’elenco degli ingredienti, cioè tutte le sostanze utilizzate nella preparazione e presenti nel prodotto finito, in ordine decrescente in relazione al peso (compresi gli additivi, i conservanti e le sostanze aromatizzanti) EVENTUALE PRESENZA DI ALLERGENI
3) La quantità netta del prodotto in grammi o millilitri. Per i prodotti conservati in un liquido deve essere indicato il peso del prodotto sgocciolato.
4) Il termine minimo di conservazione che per gli alimenti deperibili diventa data di scadenza
5) Il nome e la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento.
6) Il codice del lotto di fabbricazione.
7) Le modalità di conservazione (quando occorre adottare particolari accorgimenti), d’impiego e le istruzioni per l’uso, qualora necessarie.
8) Il luogo d’origine o di provenienza (solo quando la mancanza può indurre in errore sull’origine o sulla provenienza del prodotto).

NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO PER MENU' ED ETICHETTE
Nuovo regolamento Europeo relativo all'etichettatura dei prodotti alimentari.
CELEX-32011R1169-IT-TXT.pdf
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Urbanistica: fondamenti, procedure e criticità

Pubblicato l'ebook scritto dall'Avv. Lorenzo Camarda con la collaborazione del Dott. Matteo Fadenti, relativo alla materia pianificazione sanitaria. In questo testo sono trattati diversi argomenti, dalla pianificazione urbanistica alla sicurezza nei cantieri, dalla tutela ambientale alla prevenzione della salute. 

 

Per acquistare l'e-book cliccate sul seguente link: http://www.bookrepublic.it/book/9788832409413-urbanistica-fondamenti-procedure-e-criticita/

E-Book Urbanistica
Presentazione del nuovo libro e-book scaricabile dal link: http://www.bookrepublic.it/book/9788832409413-urbanistica-fondamenti-procedure-e-criticita/
Presentazione ebook Urbanistica.pdf
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Nuovo modello di POS semplificato

In allegato il decreto del Ministero relativo ai modelli semplificati per i POS. 

 

Decreto modelli semplificati
Decreto Modelli semplificati sicurezza.p[...]
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News sui limiti del Radon

A Gennaio 2014 è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale Europea la Direttiva 2013/59/Euratom che rivoluziona il campo delle radiazioni ionizzati ed in particolare del Radon. In particolare, l'Italia entro il 06/02/2018 dovrà emanare delle disposizioni nazionali che attuino tali indicazioni europee. La Direttiva 2013/59/Euratom stabilisce nuovi limiti per le concentrazioni di Radon (300 Bq/mc) e per le radiazioni emesse da materiali da costruzione. In allegato la direttiva. Nella premessa n.22 della Direttiva è riportata una indicazione sul motivo per il quale sia stato modificato il precedente limite di riferimento di concentrazione di Radon da 400 Bq/mc a 300 Bq/mc :

 

Premessa:

“Recenti risultati epidemiologici ottenuti da studi residenziali dimostrano un aumento statisticamente significativo del rischio di carcinoma polmonare correlato all'esposizione prolungata al radon in ambienti chiusi a livelli dell'ordine di 100 Bq/mc . Il nuovo approccio delle situazioni di esposizione permette di inglobare le disposizioni della raccomandazione 90/143/Euratom della Commissione nelle prescrizioni vincolanti delle norme fondamentali di sicurezza, lasciando un sufficiente margine di flessibilità per l'attuazione.”

 

Dove si trova il gas Radon

Il Radon si trova generalmente allo stato gassoso ed è circa otto volte più pesante dell’aria (questo spiega perché tende ad accumularsi negli ambienti chiusi ovvero sotterranei). E’ moderatamente solubile in acqua e perciò può essere assorbito in essa quando questa circola attraverso rocce o sabbie che lo contengono. La sua solubilità dipende dalla temperatura dell’acqua: a 20°C la solubilità è di 0,25 (questo dimostra come il Radon sia distribuito in aria piuttosto che in acqua, nel rapporto di 4 a 1). E’ un pericolo naturale al quale tutti, in maniera diversificata in relazione ai luoghi ed alle abitudini di vita, siamo esposti. E’ inodore ed incolore, ed è prodotto  dal decadimento radioattivo del radio, generato a sua volta dal decadimento dell’uranio. L’uranio è una sostanza radioattiva naturale presente nelle rocce, soprattutto in quelle granitiche, fin dal tempo della loro formazione. 

Dalla nascita del Radon dal radio, alla sua morte (con conseguente origine dei prodotti di decadimento detti figli del Radon), passano alcuni giorni, e questo tempo è sufficiente a far si che il Radon risalga anche decine di metri di profondità (soprattutto falde acquifere) e vada ad accumularsi negli ambienti chiusi (abitazioni, luoghi di lavoro); Tale gas riesce ad entrare nelle abitazioni attraverso le fessure, anche microscopiche, presenti nei pavimenti o nei passaggi dei servizi idraulici, sanitari, elettrici, e vi si accumula.

 

Per maggiori informazioni potete contattarci al 3299523331 o al 3299523109 o scrivici a: sicurgarda@gmail.com

Le emissioni di CO2 nel mondo

Faq RADON

DOMANDE SUL RADON

 
Cos'è il radon?
Il radon è un gas radioattivo naturale, incolore e inodore. È generato dal decadimento del radio, cioè dal processo per cui una sostanza radioattiva si trasforma spontaneamente in un’altra sostanza, emettendo radiazioni.
Il radio è, a sua volta, prodotto dalla trasformazione dell’uranio, presente nelle rocce, nel suolo nelle acque e nei materiali da costruzione. Una volta formato anch’esso decade dando origine a tutta una serie di altri elementi chiamati prodotti di decadimento o figli del radon.
Prima di decadere il radon rimane in vita per un tempo sufficientemente lungo che gli consente di essere trasportato, in quanto gas, dai flussi di aria presenti nei suoli, anche a distanze notevoli, fino anche ad alcune centinaia di metri.
Anche i figli sono radioattivi ossia decadono a loro volta emettendo radiazioni.
Cosa sono i prodotti di decadimento del radon o figli del radon?
Sono tutti gli elementi prodotti dal decadimento del radon e vengono perciò chiamati anche "figli" del radon. Sono particelle solide che in parte rimangono sospese nell’aria che si respira e si attaccano sulle superfici dei tessuti polmonari. Anche loro sono radioattivi ed emettono radiazioni che colpiscono a seguito dell’inalazione il tessuto polmonare.
Qual è l’unità di misura della concentrazione di radon in aria?
L’unità di misura della concentrazione di radon, secondo il Sistema di Unità Internazionale (SI) è espressa in Becquerel per metro cubo (Bq/m3), dove il Becquerel indica il numero di disintegrazioni al secondo di una sostanza radioattiva.
È pericoloso?
È considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi e, a livello mondiale, si stima che sia responsabile di quasi il 50 per cento dell’esposizione media della popolazione alle sorgenti naturali di radiazione.
L’inquinamento da radon è di origine naturale o umana?
È di origine naturale. Infatti il livello di radon è legato alla presenza di minerali radioattivi naturali nella crosta terrestre, da cui il radon è originato per decadimento.
Come entra nelle case?
Essendo un gas, il radon fuoriesce dalle porosità e dalle crepe del terreno e da alcuni materiali da costruzione e, in misura generalmente minore, dall’acqua; mentre si disperde rapidamente in atmosfera, si accumula facilmente negli ambienti chiusi. Il radon può penetrare nelle abitazioni attraverso fessure, giunti di connessione, canalizzazioni degli impianti idraulici, elettrici e di scarico. Oppure può essere presente in alcuni materiali da costruzione, come cementi, laterizi, graniti o tufi.
Quali sono le regioni in Italia più colpite?
Dagli ultimi dati sono Lombardia e Lazio. La Lombardia ha una concentrazione media di 117 Bq/m3

Quali condizioni determinano il livello di radon in un’abitazione?
Il livello di radon in un ambiente chiuso è influenzato da:
  • caratteristiche del suolo sottostante l’edificio (contenuto di radio nel terreno, facilità di fuoriuscita dal suolo, presenza di faglie in vicinanza dell’edificio);
  • caratteristiche dell’edificio (contenuto di radio e facilità di fuoriuscita dai materiali utilizzati, tipologia dell’edificio e dell’attacco a terra, tecnica costruttiva, modo in cui sono disposti i locali, stato e manutenzione dell’edificio);
  • condizioni ambientali (temperatura, pressione, umidità, condizioni meteorologiche);
  • stato/modo di utilizzo dell’edificio (riscaldamento, abitudini di vita, ricambi di aria, ecc).
 
Qual è il limite di riferimento per la concentrazione di gas radon in un’abitazione ?
Per quanto concerne le abitazioni, non esiste in Italia una normativa specifica, ma una raccomandazione della Comunitá Europea (Raccomandazione 90/143/Euratom) indica i valori di concentrazione media annua oltre i quali si suggerisce di intraprendere azioni di risanamento. Questi sono: 400 Bq/m3 per le abitazioni giá esistenti e 200 Bq/m3 per quelle di nuova costruzione. 
Qual è il limite di riferimento per la concentrazione di gas radon in una scuola?
La normativa italiana (D. Lgs. 241/00) ha stabilito come soglia un valore di concentrazione media annua pari a 500 Bq/m3 per l´esposizione al gas radon negli ambienti di lavoro, cui le scuole sono espressamente equiparate. Questo valore rappresenta il livello di azione per gli edifici scolastici al di sopra del quale devono essere intraprese, entro 3 anni, azioni di rimedio. Inoltre, nel caso di concentrazioni inferiori al limite ma superiori a 400 Bq/m3“l’esercente deve assicurare nuove misurazioni nell’arco dell’anno successivo”. 
In quali locali dell’abitazione è maggiormente presente?
Il livello di radon in un ambiente chiuso è influenzato da: Generalmente nei locali interrati o seminterrati e al piano terra. Dal primo piano in poi, salvo casi piuttosto rari, la concentrazione cala drasticamente.
È possibile liberare completamente la casa dal radon?
L'eliminazione completa non è possibile. Esistono però azioni di rimedio efficaci e controllate, attraverso cui è possibile ridurre la concentrazione a livelli accettabili.
Anche i luoghi di lavoro sono a rischio radon?
In generale l’esposizione al radon sul luogo di lavoro è più bassa, perché il tempo di permanenza è più breve rispetto a quello trascorso all’interno delle abitazioni. Esistono però luoghi di lavoro in cui il livello di radon può essere molto elevato. È il caso delle miniere, delle grotte, dei locali seminterrati e interrati, degli ambienti posizionati in zone in cui le caratteristiche geologiche climatiche e architettoniche dell’edificio determinano elevati livelli di radon.
Ci sono aree in cui il radon è assente?
Il radon è sempre presente ovunque. La sua concentrazione è generalmente bassa. Tuttavia è anche molto variabile per cui esistono zone in cui la probabilità di case con elevati livelli è maggiore.
Quali sono le concentrazioni di radon medie in Italia?
La concentrazione media italiana è di circa 70 Bq/m3, una concentrazione superiore alla media mondiale che è di circa 40 Bq/m3. Alti livelli sono stati rilevati nei paesi scandinavi (fino a oltre 100 Bq/m3), a causa delle caratteristiche del suolo e delle rocce, spesso utilizzate come materiali da costruzione. In Italia sono state riscontrate alte concentrazioni medie di radon in Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Lombardia.
È possibile non essere esposti in assoluto al radon?
No, ma l’esposizione può essere ridotta a livelli ritenuti accettabili diminuendo la concentrazione del radon all’interno dell’abitazione, tramite adeguate azioni di bonifica.
 
Cosa dice la normativa italiana?
L’attuale normativa italiana (Decreto Legislativo 26/05/00, n. 241) ha stabilito una soglia per l’esposizione solo negli ambienti di lavoro, di 500 Becquerel per metro cubo.
Per quanto riguarda le abitazioni, invece, non esiste in Italia una normativa specifica, ma una raccomandazione della Comunità Europea (Raccomandazione CEC 90/143) indica i valori di 400 e 200 Bequerel per metro cubo come livelli, rispettivamente per le abitazioni già esistenti e per quelle di nuova costruzione, oltre i quali si suggerisce di intraprendere azioni di rimedio.
Quali danni alla salute produce il radon?
Gli studi epidemiologici compiuti negli ultimi decenni hanno dimostrato che l’esposizione a concentrazioni elevate di radon aumenta il rischio di tumori polmonari.
Tanto che, dopo il fumo di sigaretta, che rimane di gran lunga la più importante causa di tumore al polmone, il radon è considerato la seconda causa di questa malattia.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO-OMS) ha inserito radon nell’elenco delle 75 sostanze ritenute cancerogene per l’uomo, assieme con benzene, amianto fumo di tabacco, ecc.
In che modo il radon produce danni alla salute?
Le sostanze più pericolose per la salute sono i prodotti di decadimento del radon. Queste sostanze vivono per tempi molto brevi, minuti o secondi, e decadono emettendo radiazioni (particelle alfa, beta o gamma). Al contrario del radon, queste sostanze sono chimicamente ed elettricamente reattive, e possono essere introdotte all’interno dell’organismo attraverso il pulviscolo atmosferico e il vapore acqueo a cui si legano. Trasportati all’interno dell’apparato respiratorio, i prodotti di decadimento del radon raggiungono i polmoni, dove decadono emettendo radiazioni dannose per i tessuti. Quindi l’inalazione dei prodotti di decadimento del radon comporta il rischio di tumore ai polmoni e ai bronchi a causa dell’energia rilasciata in questa regione dalle radiazioni emesse durante il processo di decadimento.
Anche se il rischio è più legato ai prodotti di decadimento è uso comune riferire il rischio direttamente al radon.
Il radon può provocare altre malattie oltre al tumore al polmone?
Pur se ipotizzati altri effetti cancerogeni, i dati scientifici a disposizione fino ad oggi non dimostrano evidenze di altri effetti negativi sulla salute.
Quali condizioni fanno aumentare il rischio?
Il rischio aumenta al crescere della concentrazione e del tempo che si trascorre in presenza di elevate concentrazioni di radon. Esiste, inoltre, una stretta relazione tra gli effetti di fumo e radon, tanto che un fumatore rischia circa 20 volte di più rispetto a un non fumatore esposto alla stessa concentrazione.
È più pericoloso essere esposti a bassi livelli di radon per lungo tempo o ad alti livelli per tempi brevi?
A parità di esposizioni cumulative, è più pericoloso essere esposti in modo prolungato a bassi livelli piuttosto che essere esposti ad alte concentrazioni per tempi brevi.
C’è una concentrazione di radon sotto la quale si può stare tranquilli?
Il rischio di sviluppare un tumore al polmone aumenta in modo lineare al crescere della concentrazione: se questa raddoppia, raddoppia anche il rischio. Non esiste una soglia al di sotto della quale non c’è rischio. La minima concentrazione possibile (fondo ambientale), è quella della concentrazione nell’atmosfera esterna (10-20 Becquerel per metro cubo).
Quanti tumori al polmone sono dovuti al radon ogni anno in Italia?
Gli studi epidemiologici condotti su categorie di persone particolarmente esposte, come i minatori, hanno consentito una stima del rischio in relazione all’esposizione. Applicando tali risultati alla situazione italiana si stima che circa il 10 per cento di tutti i tumori polmonari sono attribuibili al radon. Per il Ministero della Salute i casi imputabili al radon ogni anno sarebbero in un numero compreso tra 1500 e 6000.
Come cresce il rischio con la concentrazione?
Gli studi compiuti hanno fornito una valutazione del rischio su tutta la vita di contrarre un tumore al polmone in funzione della concentrazione di radon cui si è esposti.
Ad esempio, alla concentrazione di:
  • 60 Becquerel per metro cubo (media della regione Veneto) si stima che circa 5 persone su mille contrarranno un tumore al polmone;
  • 70 Becquerel per metro cubo (media italiana) si stima che circa poco più di 5 persone su mille contrarranno un tumore al polmone;
  • 200 Becquerel per metro cubo si stima che circa 17 persone su mille contrarranno un tumore al polmone;
  • 400 Becquerel per metro cubo si stima che circa 34 persone su mille contrarranno un tumore al polmone
Le stime che si presentano sono affette da una notevole incertezza: i valori effettivi possono variare da circa la metà al doppio di quelli riportati.
 
Come cambia il rischio per fumatori e non fumatori?
Per non fumatori si intendono persone che non hanno mai fumato. Da una stima di rischio esteso a tutta la vita effettuata per gli Stati Uniti, alla concentrazione di:
  • 75 Becquerel per metro cubo: si stima che 15 fumatori su mille contrarranno un tumore al polmone contro uno solo su mille non fumatori. Questo vuol dire che un fumatore, a questa concentrazione, corre un rischio doppio rispetto a quello di morire in un incidente d’auto (in USA);
  • circa 150 Bequerel per metro cubo: si stima che 29 fumatori su mille e 2 non fumatori su mille non fumatori contrarranno un tumore al polmone. Il rischio per un fumatore è, in questo caso, 100 volte superiore a quello di morire in un incidente aereo (in USA);
  • circa 300 Bequerel per metro cubo: si stima che 57 fumatori su mille e 3 non fumatori su mille non fumatori contrarranno un tumore al polmone;
  • circa 400 Bequerel per metro cubo: si stima che 71 fumatori su mille e 4 non fumatori su mille non fumatori contrarranno un tumore al polmone.
È più pericoloso il radon, il benzene o l’amianto?
È più pericoloso il radon, che causa circa il 10 per cento dei tumori polmonari, mentre sia il benzene che l’amianto si mantengono ben al di sotto di questo valore. Si stima che, ogni anno, in Italia, le morti attribuibili al radon siano circa 3000, quelle dovute al benzene circa 100. Anche l’amianto è meno pericoloso del radon. Il suo impiego è stato vietato da anni.
Il fumo di sigaretta, comunque, resta la prima causa di tumore polmonare, provocando circa l’80 per cento dei casi.
L’esposizione al radon e al fumo passivo aumenta il rischio di tumore al polmone?
Non sono stati compiuti studi specifici. Tuttavia è presumibile che la presenza contemporanea di due fattori che, separatamente, aumentano il rischio di tumore al polmone, induca una certa crescita del rischio.
Rischiano di più gli uomini o le donne?
Non è mai emersa alcuna differenza. Il rischio dipende dalla durata dell’esposizione e dalla concentrazione di radon cui si è esposti.
I bambini rischiano più degli adulti?
Non esistono dati sufficientemente certi che dimostrino una differente suscettibilità all’esposizione al radon dei bambini rispetto agli adulti.
Tuttavia, l’esposizione prolungata al radon da parte dei bambini è pericolosa in prospettiva, in quanto, essendo protratta per lungo tempo, aumenta il rischio di contrarre un tumore al polmone in età adulta.
È più importante smettere di fumare o bonificare la casa?
Per un fumatore è sicuramente più importante smettere di fumare.
 
C’è una dieta consigliata per diminuire il rischio di tumore al polmone dovuto al radon?
Una dieta che preveda alti consumi di frutta e verdura può portare a una riduzione del rischio di tumore al polmone in genere. Alcuni studi hanno dimostrato che un fumatore che segua una dieta che comporti un certo consumo di questi alimenti, riduce il proprio rischio di contrarre un tumore al polmone in modo consistente rispetto a un fumatore che non abbia queste abitudini alimentari, a parità di numero di sigarette consumate. Il rischio resta comunque più elevato per un fumatore che per un non fumatore, indipendentemente dalla dieta seguita.
Perché è utile misurare il livello di radon?
La misura della concentrazione di radon presente all’interno di un’abitazione, e quindi dell’esposizione, permette di valutare il rischio associato alla permanenza nell’abitazione.
La valutazione del rischio ha lo scopo di stabilire la necessità di intraprendere o meno eventuali interventi di bonifica.
Per quanto tempo è necessario misurare la concentrazione di radon nelle abitazioni?
E’ opportuno effettuare una misura, durante un intero anno solare, eventualmente divisa in due semestri. Infatti, a causa della grande variabilità dei fattori che influenzano la presenza di radon, è possibile che la sua concentrazione all’interno di un’abitazione vari molto, sia durante le ore del giorno, sia tra periodi di media durata (settimane), sia da una stagione all’altra. Comunque solitamente si misura per almeno tre (3) mesi nelle abitazioni e per un (1) anno nel luogo di lavoro.
Come è opportuno condurre le misure?
Lo strumento di misura deve essere posizionato al piano più basso dell’abitazione, in un locale frequentato per molto tempo, preferibilmente la camera da letto o il salone. Vanno esclusi i locali seminterrati e interrati (purché non esaustivi dell’abitazione).
I dosimetri non devono essere utilizzati nelle cucine o nei bagni, perché la presenza dell’acqua e di fumi può disturbare la misura.
Una misura significativa deve essere effettuata nell'arco di un intero anno, con un unico dosimetro o con due che coprano, ciascuno, un semestre di misura.
Quale strumento si utilizza?
I dispositivi più utili per misure lunghe, semestrali o annuali, nelle abitazioni, sono dosimetri passivi basati su rivelatori a tracce o elettreti, che danno come risultato una concentrazione media nel tempo di radon.
Quanto costa fare una misurazione adeguata del radon? Quanto dura?
Una misurazione annuale costa mediamente circa 100-150 euro + IVA, nelle abitazioni facendo la misura di tre mesi costa all'incirca 90-100 euro. 
A chi rivolgersi per effettuare una misurazione?
Si può consultare Sicurgarda al sito www.sicurgarda.com o sulla pagina facebook.
Come misurare i luoghi di lavoro?
Non sono disponibili ancora linee guida su come eseguire le misure nei luoghi di lavoro ai sensi del Dlgs. 241/2000, che tuttavia prevede che le misurazioni possano essere effettuate anche da subito, attraverso il ricorso a organismi idoneamente attrezzati.
Anche per i luoghi di lavoro (come indicato dalla normativa) la misura deve essere fatta per un periodo di un anno. In questo caso, inoltre, può essere utile integrare le misure di lunga durata con misure di tipo istantaneo che seguono l’andamento della concentrazione di radon in modo continuo, per valutare l’esposizione durante le ore di permanenza rispetto alle ore in cui gli ambienti non sono frequentati. In questi casi si utilizza una strumentazione che fornisce i risultati sul posto di misura.
Come funzionano i rivelatori a tracce?
Si tratta della tecnica di misura più largamente utilizzata, grazie anche ai bassi costi.
Le radiazioni alfa, emesse dal radon o dai suoi prodotti di decadimento, producono dei danni (del tipo di quelli causati ai tessuti umani) quando attraversano particolari materiali plastici e lasciano quindi una traccia del loro passaggio. In alcuni di questi materiali tale "traccia" è permanente e irreversibile. Il rivelatore dopo l’esposizione è sottoposto ad uno sviluppo chimico (del tipo di quello fotografico) che rende le tracce visibili ad un microscopio. Il numero delle tracce è proporzionale all’esposizione al radon. I rivelatori sono all’interno di appositi contenitori delle dimensioni un piccolo bicchiere chiamati spesso "dosimetri".
I dosimetri, sono posizionati all’interno degli edifici, attivati e lasciati in esposizione anche per tempi lunghi.
Come funzionano gli elettreti?
Gli elettreti sono costituiti da un disco di materiale plastico caricato elettrostaticamente, come quando si strofina una matita sulla lana. La carica elettrostatica genera un campo elettrico. Il disco è inserito in un contenitore delle dimensioni di una tazza di caffè. Quando il radon entra nel contenitore e sono emesse le radiazioni queste ultime producono nell’aria delle coppie di ioni positivi e negativi. Gli ioni positivi sono attratti dal campo elettrico e si depositano sulla superficie dell’elettreta neutralizzandone in parte la carica originaria. Dalla differenza di carica tra prima e al termine della misura si risale all’esposizione al radon.
Con questi strumenti è possibile effettuare misure di varia durata, da poche ore fino a un anno.
 
Quali sono gli strumenti utilizzati per misure in continuo?
Per questo tipo di misure si utilizzano strumenti che sfruttano gli effetti delle radiazioni, prodotte dal decadimento del radon, sulla materia.
Nelle camere a scintillazione, per esempio, le radiazioni colpiscono particolari materiali producendo piccole scintille. Queste sono rivelate da particolari rivelatori di luce e contate.
Nelle camere a ionizzazione, invece, si misurano le cariche elettriche prodotte in piccoli volumi.
In altri casi ancora, le radiazioni vengono rivelate grazie all’effetto che producono in materiali semiconduttori.
In tutti questi casi la quantità di radiazioni presenti, indicata da sistemi di conteggio elettronici, è legata alla concentrazione di radon presente.
Come si può ridurre la concentrazione di radon nelle abitazioni?
Le tecniche di riduzione per ora applicate agiscono secondo alcuni principi che utilizzano sistemi di tipo passivo, cioè non meccanizzati, o di tipo attivo, cioè con consumo di energia.
Nel caso del Veneto, dove il radon proviene soprattutto dal sottosuolo, le tecniche di riduzione devono mirare soprattutto a impedire o limitare l'ingresso del radon dal suolo.
Come si può ridurre la quantità di radon che entra nelle case?
Per evitare l'ingresso del radon nell'abitazione possono essere utilizzate tecniche quali la ventilazione dei vespai, la sigillatura di tutte le possibili vie di ingresso dalle pareti e dai solai a contatto con il terreno, la pressurizzazione dell’abitazione o l’aspirazione del gas dal suolo al di sotto dell’edificio.
Quando è utile ventilare i vespai?
Questa tecnica è utilizzabile se l'edificio presenta una intercapedine al di sotto della soletta dell'attacco a terra. La presenza di venti potrebbe aiutare a ventilare naturalmente il vespaio, diluendo il gas proveniente dal terreno. Oppure è possibile utilizzare ventilatori che creano una pressione negativa o positiva al di sotto del solaio dell'edificio.
Se non esiste un vespaio, com’è opportuno intervenire?
Se l’abitazione non possiede un vespaio o comunque un locale sottostante, è possibile costruire uno o più pozzetti interrati al di sotto dell’abitazione o lungo il perimetro esterno, che aspirano il gas dal terreno e lo incanalano in apposite tubazioni per poi rilasciarlo all’esterno dell’edificio.
Questo risultato può essere ottenuto anche, eventualmente, sfruttando i tubi utilizzati per il drenaggio dell’acqua dalle fondamenta.
È utile sigillare le crepe e le fessure?
La sigillatura è una tecnica utile, ma non è in grado, da sola, di garantire l’efficacia di una bonifica, e dovrebbe essere applicata sempre in aggiunta ad altre azioni di rimedio.
Vanno sigillate le crepe e le fessure che possono trovarsi lungo le superfici di contatto tra il terreno, le parete verticali e il solaio a terra. Anche i fori o le fessure per il passaggio degli impianti collegati al sottosuolo, come quelli dell’acqua o dell’energia elettrica o gli scarichi fognari, possono costituire vie d’accesso per il gas e possono essere sigillati. con opportuni prodotti, prevalentemente a base di silicone. È possibile anche sigillare tutta la superficie dell’edificio utilizzando membrane che sono resistenti al passaggio del radon.
Quando è utile pressurizzare i locali interni o il vespaio?
La pressurizzazione della casa consiste nell’immissione forzata di aria (tramite ventilatori) cercando di mantenere le vie di uscita relativamente chiuse, in modo da realizzare appunto una leggera pressurizzazione degli ambienti che contrasta la risalita del radon dal terreno. Questo sistema ha una buona efficienza per determinate situazioni, in particolare quando i naturali ricambi di aria della casa sono piccoli. L’azione di rimedio deve essere accompagnata dal rispetto di opportuni comportamenti (aperture / chiusure delle porte e finestre ben programmate, ecc)
È utile cambiare spesso l’aria tenendo le finestre aperte?
Arieggiare spesso i locali è un modo utile e immediato per diminuire la concentrazione di radon in casa, e favorisce anche lo smaltimento di numerosi altri inquinanti presenti nell'abitazione. Si tratta comunque di una misura temporanea, da adottare in attesa di soluzioni definitive.
Le finestre devono essere aperte almeno tre volte al giorno, iniziando l'apertura dai locali posti ai livelli più bassi (anche interrati o seminterrati) e la chiusura da quelli posti ai piani più alti, per limitare l’effetto "camino".
Come si può prevenire la presenza di alti livelli di radon durante la costruzione dell’abitazione?
Molte delle tecniche di rimedio utilizzate per ridurre la concentrazione di radon negli edifici già realizzati possono essere applicate, con una messa in opera molto più semplice, anche alle abitazioni in costruzione. Le soluzioni possono essere:
  • ventilazione del vespaio;
  • prevenzione della formazione di crepe, fessure e passaggi dei servizi;
  • realizzazione di pozzetti interrati o esterni all’edificio con predisposizione di canali di ventilazione;
  • aumento della pressione nella zona del vespaio, per contrastare la naturale fuoriuscita del gas dal terreno;
  • inserimento di una barriera resistente ai gas, mentre si realizzano le parti a contatto con il terreno;
  • utilizzo di particolari cementi antiritiro, che limitano il naturale ritiro che si verifica dopo ogni colata di cemento e la conseguente formazione di fessure nella fase di consolidamento.
Ci sono apparecchi o sostanze in vendita in grado di neutralizzare il radon?
Esistono in commercio apparecchi in grado di ridurre la concentrazione di radon, ma la loro efficacia è relativamente scarsa.
Quanto costa bonificare la casa dal radon?
La spesa dipende dalla concentrazione presente e dalla struttura dell’edificio. Il costo può variare tra 500 e 2600 euro, e nella maggior parte dei casi varia tra 500 e 1000 euro. Alcuni interventi sono possibili anche con un "fai da te" non troppo complicato, a fronte però di un progetto corretto.Gli interventi più importanti ed efficaci spesso hanno un costo troppo elevato, dovendo essere effettuati nelle fondamenta o nell'aspirazione in intercapedine.
Durante i lavori si può continuare a vivere in casa?
Senza dubbio sì.
Se nella casa c’è uno scantinato è più facile fare la bonifica?
Generalmente è più facile, se lo scantinato interessa tutta la superficie della casa.
 
Sto costruendo una nuova abitazione (sto ristrutturando la mia abitazione). È opportuno che adotti misure preventive per il radon e quali?
Le misure preventive nelle nuove abitazioni (in ristrutturazione) ricalcano quelle proposte per le bonifiche. Per approfondimenti è possibile consultare il sito internet dell'ARPA della regione di appartenenza. Si può comunque effettuare una misura del radon per tre mesi prima di acquistare una nuova abitazione. 

Convention AiFOS 2014

I 20 punti da rispettare per la prevenzione della salute

La salute delle persone è determinata da tantissimi fattori, più o meno importanti. Sicurgarda con questa informativa, vuole promuovere delle azioni utili a prevenire danni alla salute, per migliorare lo stile di vita e ridurre la spesa sanitaria. Questo può essere effettuato rispettando i seguenti 20 punti, tratti in parte dal decalogo per la prevenzione della salute del fondo mondiale per la ricerca sul cancro, e da altri studi inerenti al tema prevenzione della salute, dei tumori e delle malattie cardiocircolatorie, non a caso, le principali cause di morte in Italia. I 20 punti da rispettare per la prevenzione della salute (soprattutto nei confronti dei tumori ma anche delle malattie cardiocircolatorie e non solo) e per vivere in modo sano, sono:


1) Non fumare. Il fumo, si sa, è una sostanza cancerogena, classificata dalla IARC come cancerogeno certo (gruppo 1). Tra l’altro lo stesso effetto lo crea anche il fumo passivo. Perciò è fondamentale evitare di fumare per fare del bene a se stessi e soprattutto alle persone che ci stanno vicino. Il fumo inoltre distrugge le difese presenti nelle prime vie respiratorie, facilitando l’ingresso nei polmoni di sostanze inquinanti tramite il particolato sia inalabile che respirabile presente nell’aria.

2) Mantenersi snelli per tutta la vita. Per conoscere se il proprio peso è in un intervallo accettabile è utile calcolare l'indice di massa corporea (BMI = peso in Kg diviso per l'altezza in metri elevata al quadrato: ad esempio una persona che pesa 70 kg ed è alta 1,74 ha un BMI = 70 / (1,74 x 1,74) = 23,1.), che dovrebbe rimanere verso il basso dell'intervallo considerato normale (fra 18,5 e 24,9 secondo l'Organizzazione mondiale della sanità). E’ molto utile quindi praticare attività sportiva e regolare l’alimentazione, infatti la pressione può scendere di 2 – 4 mmHg per ogni kg di peso corporeo perso con l’attività fisica.

                                                    
3) Mantenersi fisicamente attivi tutti i giorni. In pratica è sufficiente un impegno fisico pari a una camminata veloce per almeno mezz'ora al giorno; man mano che ci si sentirà più in forma, però, sarà utile prolungare l'esercizio fisico fino ad un'ora o praticare uno sport o un lavoro più impegnativo. L'uso dell'auto per gli spostamenti e il tempo passato a guardare la televisione sono i principali fattori che favoriscono la sedentarietà nelle popolazioni urbane. Tutti gli sport sono utili, sia per controllare il peso corporeo sia per ridurre lo stress (fattore che va ad indebolire il sistema immunitario, e che predispone il soggetto a problemi di iperattività).


4) Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate. Sono generalmente ad alta densità calorica i cibi industrialmente raffinati, precotti e preconfezionati, che contengono elevate quantità di zucchero e grassi, quali i cibi comunemente serviti nei fast food. Si noti la differenza fra "limitare" ed "evitare". Se occasionalmente si può mangiare un cibo molto grasso o zuccherato, ma mai quotidianamente, l'uso di bevande gassate e zuccherate è invece da evitare, anche perché forniscono abbondanti calorie senza aumentare il senso di sazietà.


5) Mangiare cibi di provenienza vegetale. Basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con cereali non industrialmente raffinati e legumi in ogni pasto e un'ampia varietà di verdure non amidacee e di frutta. Sommando verdure e frutta sono raccomandate almeno cinque porzioni al giorno (per circa 600g); si noti fra le verdure non devono essere contate le patate. Esistono diversi casi, non certificati da ricerche scientifiche, ma comunque realmente accaduti, di tumori maligni andati in necrosi (quindi morti, oppure semplicemente ridotti) poiché il malato seguiva una dieta basata esclusivamente su frutta e verdura. E’ consigliato consumare frutta e verdura di stagione, per proteggere anche l’ambiente.

 

6) Assumere, con l’alimentazione, il giusto quantitativo di vitamine. E’ importante mangiare frutta e verdura poiché, tra gli altri effetti benefici, tali alimenti sono ricchi di vitamine, tra cui la vitamina C. Tale sostanza, aumenta la resistenza dell’organismo, rafforza la funzione dei fagociti, aumenta la produzione di anticorpi, stimola la sintesi di interferone, la biosintesi della carnitina, anticolesterolo, antistress, distrugge i radicali liberi ossigenati, il radicale ossidrile, il radicale superossido, il radicale di ossigeno, partecipa ai processi di respirazione cellulare, interviene nello sviluppo dei fibroplasti, nella sintesi del collagene, nella formazione degli ormoni surrenalici, favorisce l'assorbimento del ferro (in dosi di 200-500 mg) incrementando il tasso di emoglobina, zinco, calcio, magnesio; contrasta gli effetti tossici della nicotina, del benzoato, dei composti azotati, dei citotossici, delle radiazioni ionizzanti, inattiva le tossine batteriche, interviene nel trasporto dell'ossigeno e degli elettroni, indispensabile per le attività vitali di tutte le cellule, indispensabile per la produzione di energia soprattutto muscolare, previene l'accumulo di istamina (responsabile di allergie), modula le prostaglandine (mediatori dei processi infiammatori), previene la degenerazione cellulare (fra cui il processo di invecchiamento), previene i danni provocati dal formolo, protegge occhio e polmone, converte cistina (da origine alimentare) in cisteina. Una sua funzione molto importante è quella di mantenere in attività il collagene, una proteina necessaria per la formazione del tessuto connettivo della pelle, dei legamenti e delle ossa. La vitamina C ha un ruolo rilevante nella rimarginazione delle ferite e delle ustioni perché facilita la formazione del tessuto connettivo della cicatrice.


7) Limitare il consumo di carni rosse. Limitare il consumo di carni rosse ed evitare il consumo di carni conservate. Le carni rosse comprendono le carni ovine, suine e bovine, compreso il vitello. Non sono raccomandate, ma per chi è abituato a mangiarne si raccomanda di non superare i 500 grammi alla settimana. Si noti la differenza fra il termine di "limitare" (per le carni rosse) e di "evitare" (per le carni conservate, comprendenti ogni forma di carni in scatola, salumi, prosciutti, wurstel), per le quali non si può dire che vi sia un limite al di sotto del quale probabilmente non vi sia rischio.


8) Limitare il consumo di bevande alcoliche. Non sono raccomandate, ma per chi ne consuma si raccomanda di limitarsi ad una quantità pari ad un bicchiere di vino (da 120 ml) al giorno per le donne e due per gli uomini, solamente durante i pasti. La quantità di alcol contenuta in un bicchiere di vino è circa pari a quella contenuta in una lattina di birra e in un bicchierino di un distillato o di un liquore. Il vino e la birra sono migliori rispetto ai super alcolici, poiché oltre agli zuccheri derivanti dalla gradazione alcolica, tali bevande sono ricche di batteri probiotici e di antiossidanti (come i Flavonoidi presenti nel vino rosso, utili per contrastare i processi degenerativi prodotti dai cosiddetti radicali liberi, oppure come Bioflavonoidi come le proanthocyanidine, Polifenoli come la quercetina e i tannini, Acidi organici come l’acido tartarico). Si ricorda comunque che non si deve mai bere prima di mettersi alla guida, o prima e durante un’attività lavorativa, di qualsiasi genere.

 

9) Limitare il consumo di sale (non più di 5 g al giorno) e di cibi conservati sotto sale. La riduzione dell'assunzione di sale con la dieta è un obiettivo di salute pubblica di estrema importanza: un consumo eccessivo determina un aumento della pressione che a sua volta induce il rischio di insorgenza di gravi malattie, come l'infarto miocardico e l'ictus. Riducendo l'introito di sale si migliora la funzionalità renale e si aumenta la resistenza delle ossa, abbassando il rischio di osteoporosi. La riduzione del sale nella dieta costituisce quindi un importante obiettivo di prevenzione, nell'ottica di contrastare l'insorgere delle patologie cardiovascolari. L'Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che il consumo di sale da cucina non dovrebbe superare i 5 grammi al giorno. Recenti indagini dell'Istituto Nazionale della Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) indicano tuttavia che questa quantità viene moltiplicata di 2-3 volte nell'alimentazione di tutti i giorni, raggiungendo i 12 grammi al giorno. E’ utile quindi non aggiungere mai sale agli alimenti (insalata, verdure, carne), e acquistare prodotti (come pane, grissini ecc) senza sale o con ridotto contenuto di sale.

 

10) Evitare cibi contaminati da muffe (in particolare cereali e legumi). Assicurarsi quindi del buon stato di conservazione dei cereali e dei legumi che si acquistano, ed evitare di conservarli in ambienti caldi ed umidi. Questo perché le muffe possono produrre delle micotossine chiamate: Aflatossine. Le aflatossine sono prodotte da specie fungine appartenenti alla classe degli Ascomiceti (genere Aspergillus) oppure da altre tipologie di muffe. Le aflatossine sono altamente tossiche e sono ritenute essere tra le sostanze più cancerogene esistenti.

11) Assicurarsi un apporto sufficiente di tutti i nutrienti essenziali attraverso il cibo. Di qui l'importanza della varietà. L'assunzione di supplementi alimentari (vitamine o minerali) per la prevenzione del cancro è invece sconsigliata. Infatti non sono le diete radicali o pubblicizzate dalle riviste che portano ad un successo duraturo. E’ necessario passare ad una alimentazione bilanciata e consapevole, che non offre un successo immediato ma che porti ad un risultato duraturo. Il fare attenzione al contenuto di calorie degli alimenti, e l’assumere pochi grassi e poco sale, preferendo gli alimenti ricchi di vitamine e fibre, oltre ad avere un influsso positivo sul cuore, porterà ad un effetto benefico generale.

 

12) Non mangiare le parti bruciate negli alimenti. Le bruciature formate dall’eccessiva cottura degli alimenti, contengono sostanze cancerogene, come acrilamide o come gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), presenti anche nei cibi affumicati o in vegetali contaminati da inquinanti atmosferici contenenti appunto IPA.

 

13) Attenzione all’acqua che si beve. Se si ha la corretta abitudine di bere l’acqua del rubinetto, verificare tramite i dati ARPA o tramite l’ASL di competenza, che i valori sugli inquinanti microbiologici, ma soprattutto chimici siano tenuti sotto controllo, e che l’acqua non contenga cromo esavalente, pcb (policlorobifenili) e diossine. In caso è consigliabile bere ed utilizzare per cucinare acqua delle bottiglie. In caso di consumo di acqua in bottiglia, prediligere la bottiglia di vetro rispetto a quella in plastica, che se immagazzinata male (ovvero ad esempio al sole), può favorire il rilascio di sostanze cancerogene nell’acqua.   

 

14) Evitare l’esposizione a Radon. Il Radon è un gas cancerogeno incolore, insapore ed inodore che può occupare gli ambienti indoor (casa e luogo di lavoro). Per prima cosa è consigliato valutare la presenza di radon, con misurazioni specifiche, per quantificare il rischio di esposizione. Successivamente si possono applicare delle forme di protezione da questo gas, che in Italia è la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di sigaretta. Per saperne di più visita la seguente pagina web: http://igienesicurezza.blogspot.it/2013/11/domande-sul-radon.html.


15) Allattare i bambini al seno per almeno sei mesi. È stato dimostrato che l'allattamento materno è particolarmente vantaggioso anche per la madre, durante il periodo in cui una donna allatta il corpo della madre produce ormoni che favoriscono il rilassamento e la serenità, e che aumentano l'istinto materno e il legame affettivo con il bambino. Nelle donne che allattano c'è una drastica riduzione dei casi di depressione post-parto. Inoltre un contatto precocissimo con il bambino (nei primi minuti dopo il parto) stimola la produzione di ossitocina grazie alla quale la contrazione dell'utero risulta più rapida. L'allattamento permette alla madre di consumare i grassi accumulati durante la gravidanza, propria in vista del periodo di allattamento, e di ritornare quindi facilmente al peso forma. L'allattamento frequente ed esclusivo favorisce il ritardo del ritorno delle mestruazioni e permette al corpo della madre di aumentare le proprie riserve di ferro, che in genere diminuiscono con le mestruazioni. È dimostrato infine che allattare riduce il rischio di tumore alle ovaie e alla mammella.


16) Lavarsi le mani correttamente, rispettare le misure igieniche ed effettuare la prevenzione primaria: le vaccinazioni. Il lavaggio corretto delle mani è uno dei fattori fondamentali per la prevenzione delle malattie infettive. Inoltre è assolutamente dannoso effettuare il lavaggio con sostanze diverse dall’acqua, come ad esempio diluenti, per far scomparire lo sporco più aggressivo. In questi casi è consigliato utilizzare D.P.I. (dispositivi di protezione individuale) per le mani, ed evitare di sporcarsi con sostanze irritanti, nocive e tossiche. Il lavaggio corretto delle mani, e il rispetto delle misure igieniche fondamentali, è una buona forma per evitare la trasmissione di microrganismi (es. virus) che hanno una correlazione con i tumori. Secondo recenti stime, il 20% dei tumori avrebbe un’origine di carattere virale. La consequenzialità di un rapporto di causa-effetto tra virus e cancro è stata corroborata anche da ricerche recenti. La scienza ha dimostrato che gli uomini non sono solo veicolo di infezione ma anche vittime del virus. Ma i virus non sono soltanto delle minacce da temere: sono strumenti straordinari per veicolare in maniera mirata terapie all'interno delle cellule umane. Secondo i dati raccolti dai 36 esperti internazionali che hanno realizzato lo studio, la percentuale dei tumori maligni attribuiti ad agenti infettivi è più alta nei Paesi in via di sviluppo (26%), mentre è significativamente più bassa nei Paesi sviluppati (8%). In particolare, il totale dei cancri attribuibili alle infezioni nel 2002 è stato stimato in 1,9 milioni di casi, ossia il 17,8% del totale dei tumori maligni. I principali agenti infettivi già precedentemente classificati come "cancerogeni per gli esseri umani", e confermati come tali dal gruppo di lavoro, comprendono il virus dell`epatite B (HBV), il virus dell`epatite C (HCV), il KSHV (Kaposi sarcoma associated herpes virus), l`HIV-1, il virus di Epstein-Barr (EBV), il Papillomavirus umano (HPV) e l`Helicobacter pylori (HP). Per alcuni di questi virus è presente un vaccino, che è sicuramente un’arma utile per prevenire la trasmissione di tali virus oltre che il danno che questi creano al corpo umano.

 

17) Praticare con regolarità attività sessuale.  Praticare una vita sessuale soddisfacente, ha un effetto positivo sulla psiche e pertanto favorisce la salute. L’attività sessuale, oltre che essere a tutti gli effetti attività fisica utile a bruciare calorie, è un rimedio contro la cefalea, infatti fare sesso provoca il rilascio di endorfine, antidolorifici naturali prodotti dal nostro corpo, che agiscono sul sistema nervoso alleviando o eliminando il dolore. Recenti studi confermano che il sesso aiuta a dormire meglio (contrasta la sindrome di Ekbom) e a contrastare le malattie banali come il raffreddore, si nota infatti un aumento del 30% nel numero di fagociti (le cellule che si occupano di eliminare gli elementi patogeni presenti nel nostro organismo), con picchi del 150% durante l’orgasmo. Infine l’aumento di testosterone scatenato dall’attività sessuale avrebbe un ruolo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

 

18) Evitare lo stress. Si sa lo stress, sia quello lavoro correlato, che quello provocato dalla vita privata, crea diversi danni alla salute. Lo stress in se non è una patologia, ma bensì uno stato psico-fisico, che però può favorire l’insorgenza di diverse patologie. Lo stress cronico danneggia il funzionamento fisiologico a molti livelli: provoca lesioni funzionali del cervello, è un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, è associato all’insorgenza dei tumori, al diabete e al collasso del sistema immunitario, può provocare stanchezza cronica, ansia, depressione, disturbi del sonno e altre malattie psicosomatiche, esercita un'azione dannosa su stomaco, intestino, cute, ghiandole endocrine e altri organi e apparati bersaglio, aumenta la produzione di radicali liberi, accelerando il processo d’invecchiamento, induce abitudini compulsive e autolesive, come i disturbi alimentari, il fumo, il consumo di alcol e droghe.

 

19) Dormire circa 7 ore a notte, regolando il ciclo circadiano. Il sonno notturno è una cosa seria, un fattore fondamentale per la salute psicofisica. Il nostro corpo segue un ciclo circadiano di sonno-veglia che se viene reso irregolare può portare dei problemi alla salute. Infatti una perturbazione della normale ritmicità circadiana (dovuta ad esempio dal lavoro notturno), crea uno sfasamento dei ritmi biologici. Oltre che ai disturbi del sonno, sono stati riscontrati danni al sistema digestivo e patologie gastrointestinali. Neuropsichiche, cardiovascolari e riproduttive. Lavorare di notte ad esempio, può comportare l’attivazione del sistema neurovegetativo determinando maggior produzione di catecolamine con conseguente aumento della pressione arteriosa, frequenza cardiaca ecc. Studi epidemiologici di cancerogenicità hanno evidenziato un aumento di rischio per il cancro della mammella in donne addette a turni notturni. Inoltre la IARC classifica il lavoro a turni notturni come probabilmente cancerogeno per l’uomo (gruppo2A), infatti la desincronizzazione del ritmo sonno-veglia e la riduzione di melatonina (ormone prodotto fisiologicamente di notte) aumentano significativamente lo sviluppo tumorale.

 

20) Conoscere, valutare e prevenire i rischi a cui si è esposti, nella vita e durante il lavoro. Per gestire un rischio e per averne la giusta percezione è importante conoscere davvero il rischio e i danni che questo può causare. In rete o anche in televisione spesso si trovano notizie non confermate da ricerche scientifiche, che possono trarre in inganno. E' quindi importante informarsi presso Organizzazioni, Società o Enti davvero competenti in materia. Sono molti i determinanti della salute, alcuni, come l’età, il sesso (m o f) e le patologie genetiche, sono fuori dal nostro controllo, altri invece si possono controllare, ma per farlo li si deve conoscere. Esistono diversi inquinanti, ad esempio, sul luogo di lavoro, che possono influenzare negativamente la salute umana. Alcuni di questi tendono proprio ad accumularsi negli ambienti indoor (chiusi), poiché derivanti dall’esterno o semplicemente utilizzati/trasformati in ambiente di vita e lavoro. Questi, oltre al già citato radon, possono essere i gas CO (monossido di carbonio) e CO2 (anidride carbonica), la formaldeide, il PM10, i COV (composti organici volatili), l’asbesto e agenti biologici che possono dar vita alle cosiddette “malattie correlate con gli edifici”.



Per ulteriori informazioni: www.sicurgarda.com

 

Dott. Matteo Fadenti

Testo Unico - AGGIUNTO il TITOLO X-bis: PROTEZIONE DALLE FERITE DA TAGLIO E DA PUNTA NEL SETTORE OSPEDALIERO E SANITARIO (D. Lgs. n. 19 del 19 Febbraio 2014).

Si informano gli utenti che è stato emanato il Decreto Legislativo n. 19 del 19 febbraio 2014 "Attuazione della direttiva 2010/32/UE che attua l'accordo quadro, concluso da HOSPEEM e FSESP, in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario". (14G00031) (GU Serie Generale n.57 del 10-3-2014).

Entrata in vigore del provvedimento: 25/03/2014.

Il Decreto, costituito da 2 articoli, comporta una importantissima modifica al Testo Unico Sicurezzaintegrandolo con un nuovo Titolo: il TITOLO X-bis: PROTEZIONE DALLE FERITE DA TAGLIO E DA PUNTA NEL SETTORE OSPEDALIERO E SANITARIO.

Tra le novità:

-  Art. 286-sexies - Misure di prevenzione specifiche

... qualora la valutazione dei rischi di cui all'articolo precendente evidenzi tale rischio è necessario attivarsi per eliminaro o comunque ridurlo al minimo (misure di prevenzione e protezione, dpi, piano di miglioramento, procedure lavorative, ecc.) ..., in particolare:

a) definizione e attuazione di procedure di utilizzo e di eliminazione in sicurezza di dispositivi medici taglienti e di rifiuti contaminati con sangue e materiali biologici a rischio, garantendo l'installazione di contenitori debitamente segnalati e tecnicamente sicuri per la manipolazione e lo smaltimento di dispositivi medici taglienti e di materiale da iniezione usa e getta, posti quanto più vicino possibile alle zone in cui sono utilizzati o depositati oggetti taglienti o acuminati; le procedure devono essere periodicamente sottoposte a processo di valutazione per testarne l'efficacia e costituiscono parte integrante dei programmi di informazione e formazione dei lavoratori;

b) eliminazione dell'uso di oggetti taglienti o acuminati quando tale utilizzo non sia strettamente necessario;

c) adozione di dispositivi medici dotati di meccanismi di protezione e di sicurezza;

d) divieto immediato della pratica del reincappucciamento manuale degli aghi in assenza di dispositivi di protezione e sicurezza per le punture;

e) sorveglianza sanitaria;

f) effettuazione di formazione in ordine a:

      1) uso corretto di dispositivi medici taglienti dotati di meccanismi di protezione e sicurezza;

      2) procedure da attuare per la notifica, la risposta e il monitoraggio post-esposizione;

      3) profilassi da attuare in caso di ferite o punture, sulla base della valutazione della capacità di infettare della fonte di rischio.

g) informazione per mezzo di specifiche attività di sensibilizzazione, anche in collaborazione con le associazioni sindacali di categoria o con i rappresentanti dei lavoratori  per  la sicurezza,attraverso la diffusione di  materiale promozionale riguardante: programmi di sostegno da porre in essere a seguito di infortuni - differenti rischi associati all'esposizione al sangue e ai liquidi organici e derivanti dall'utilizzazione di dispositivi medici taglienti o acuminati - norme di precauzione da adottare per lavorare in condizioni di sicurezza - corrette procedure di uso e smaltimento dei dispositivi medici utilizzati - importanza, in caso di infortunio, della segnalazione da parte del lavoratore di informazioni pertinenti a completare nel dettaglio le modalità di accadimento - importanza dell'immunizzazione - vantaggi e inconvenienti della vaccinazione o della mancata vaccinazione, sia essa preventiva o in caso di esposizione ad agenti biologici per i quali esistono vaccini efficaci; tali vaccini devono essere dispensati gratuitamente a tutti i lavoratori e agli studenti che prestano assistenza sanitaria ed attività a essa correlate nel luogo di lavoro;

h) previsione delle procedure che devono essere adottate in caso di ferimento del lavoratoreper:

      1) prestare cure immediate al ferito, inclusa la profilassi post-esposizione e gli esami medici necessari e, se del caso, l'assistenza psicologica;

      2) assicurare la corretta notifica e il successivo monitoraggio per l'individuazione di adeguate misure di prevenzione, da attuare attraverso la registrazione e l'analisi delle cause, delle modalità e circostanze che hanno comportato il verificarsi di infortuni derivanti da punture o ferite e i successivi esiti,  garantendo la riservatezza per il lavoratore. 

 

 

Campylobacter e la carne di pollo

In allegato una ricerca sulla presenza del battere Campylobacter all'interno della carne di pollo.

Campylobacter e pollame
Studio sulla contaminazione della carne di pollo cruda, con particolare riferimento al Campylobacter, battere molto presente all'interno di questo alimento.
Campylobacter e pollame.pdf
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Buone Feste

Sicurgrada augura a tutti buone feste. In particolar modo vi auguriamo che il 2014 sia un anno ricco di soddisfazioni, di felicità e.... in sicurezza. 

Quando viene riconosciuto l'infortunio in itinere?

L'INAIL dopo le numerose richieste di chiarimenti riguardanti la questione infortuni in itinere ha pubblicato una circolare, la Circolare Inail n. 52 del 23 ottobre 2013 “Criteri per la trattazione dei casi di infortunio avvenuti in missione e in trasferta". 

 

PREMESSA
Con riferimento all’ argomento in oggetto, sono pervenuti numerosi quesiti in merito alla qualificazione, come infortuni in itinere ovvero in attualità di lavoro, di eventi lesivi occorsi a lavoratori in missione e/o in trasferta, con particolare riguardo a quelli avvenuti durante il tragitto dall’abitazione al luogo in cui deve essere svolta la prestazione lavorativa e viceversa, nonché durante il tragitto dall’ albergo del luogo in cui la missione e/o trasferta deve essere svolta al luogo in cui deve essere prestata l’attività lavorativa.
Perplessità sono sorte anche in merito all’ indennizzabilità degli infortuni occorsi all’ interno della stanza d’albergo in cui il lavoratore si trova a dimorare temporaneamente.
Con la presente circolare, si forniscono i chiarimenti richiesti prendendo le mosse dall’ inquadramento generale degli istituti dell’occasione di lavoro e dell’infortunio in itinere, nonché dell’evoluzione giurisprudenziale fornita in materia dalla giurisprudenza di legittimità, per poi verificare come gli stessi debbano trovare applicazione nelle ipotesi in cui l’infortunio sia occorso durante la missione e/o la trasferta del lavoratore.
OCCASIONE DI LAVORO E INFORTUNIO IN ITINERE. EVOLUZIONE GIURISPRUDENZIALE
Occasione di lavoro. Come noto, dopo la originaria impostazione del concetto di occasione di lavoro secondo la quale il diritto alle prestazioni assicurative doveva essere condizionato dal presupposto che l’evento fosse riconducibile a un rischio specifico, proprio dello svolgimento della prestazione lavorativa dell’assicurato, l’evoluzione della giurisprudenza di legittimità ha registrato il più favorevole orientamento consistente nell’ammettere l’indennizzabilità di tutti gli infortuni derivanti dai rischi connessi con il lavoro inteso nella sua accezione più ampia. Da ciò è derivata la tutelabilità di tutte le attività prodromiche e strumentali all’esecuzione della prestazione lavorativa, necessitate dalla stessa e alla stessa funzionalmente connesse.
Al riguardo, la giurisprudenza di legittimità è ormai pacificamente orientata nel senso di ritenere che l’unico limite all’indennizzabilità di un infortunio debba essere ravvisato nel rischio elettivo in quanto esso, essendo estraneo e non attinente all’attività lavorativa, è correlato a una scelta arbitraria del lavoratore il quale crea e affronta volutamente, sulla base di impulsi o ragioni del tutto personali, una situazione diversa da quella inerente all’attività lavorativa, ponendo così in essere una causa interruttiva del nesso tra lavoro, rischio ed evento(1).
Infortunio in itinere. Per quanto riguarda l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere, l’art.12 d.lgs. 38/2000 ha, come noto, recepito i criteri elaborati dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione la quale aveva costantemente affermato il principio in base al quale, affinchè si verificasse l’estensione della copertura assicurativa, occorreva che il comportamento del lavoratore fosse giustificato da un’esigenza funzionale alla prestazione lavorativa, tale da legarla indissolubilmente all’attività di locomozione.
Recependo tali criteri, il suddetto art.12 ha sancito espressamente la tutela assicurativa degli eventi infortunistici che si sono verificati durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, nei limiti in cui l’assicurato non aggravi, per suoi particolari motivi o esigenze personali, i rischi propri della condotta extralavorativa connessa alla prestazione per ragioni di tempo e di luogo, interrompendo così il collegamento che giustifica la copertura assicurativa.
Per l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere, occorre, dunque, che esso si verifichi nel tragitto tra l’abitazione e il luogo di lavoro, e che il percorso venga effettuato a piedi o con mezzo pubblico di trasporto, ovvero con mezzo privato se necessitato.
INQUADRAMENTO DELL’INFORTUNIO OCCORSO IN MISSIONE E IN TRASFERTA
Tutto ciò considerato, occorre esaminare come gli istituti in questione si applicano nel caso in cui il lavoratore venga inviato a svolgere la propria attività lavorativa in un luogo differente rispetto a quello in cui essa viene abitualmente prestata.
Infortuni occorsi durante il tragitto dall’abitazione al luogo in cui deve essere svolta la prestazione lavorativa e viceversa.
Preliminarmente, occorre evidenziare che i rischi del percorso che collega l’abitazione al luogo di lavoro abituale dipendono anche dalla scelta del lavoratore riguardo al luogo dove stabilire il centro dei propri interessi personali e familiari, per cui detto percorso non è determinato da esigenze lavorative imposte dal datore di lavoro ma dipende anche da scelte di vita del lavoratore.
Diverso è il caso del lavoratore in missione e/o trasferta poiché, in tale situazione, il tragitto dal luogo in cui si trova l’abitazione del lavoratore a quello in cui, durante la missione, egli deve espletare la prestazione lavorativa, non è frutto di una libera scelta del lavoratore ma è imposto dal datore di lavoro. Ne consegue che la circostanza che il lavoratore si trovi in missione vale, di per sé, a connotare in modo differente l’evento infortunistico che si è verificato lungo il tragitto tra l’abitazione e una sede di lavoro temporaneamente diversa, rispetto a quello che si verifichi lungo il tragitto tra l’abitazione e la sede abituale di servizio.
La missione, infatti, è caratterizzata da modalità di svolgimento imposte dal datore di lavoro con la conseguenza che tutto ciò che accade nel corso della stessa deve essere considerato come verificatosi in attualità di lavoro, in quanto accessorio all’attività lavorativa e alla stessa funzionalmente connesso, e ciò dal momento in cui la missione ha inizio e fino al momento della sua conclusione.
Ovviamente, l’evento non può ritenersi indennizzabile qualora avvenga con modalità e in circostanze per le quali non si possa ravvisare alcun collegamento finalistico e topografico con l’attività svolta in missione e/o trasferta, e cioè tutte le volte in cui il soggetto pone in essere un rischio diverso e aggravato rispetto a quello normale, individuato come tale secondo un criterio di ragionevolezza.
Pertanto, le uniche due cause di esclusione della indennizzabilità di un infortunio occorso a un lavoratore in missione e/o trasferta si possono rinvenire:
a) nel caso in cui l’evento si verifichi nel corso dello svolgimento di un’attività che non ha alcun legame funzionale con la prestazione lavorativa o con le esigenze lavorative dettate dal datore di lavoro;
b) nel caso di rischio elettivo, cioè nel caso in cui l’evento sia riconducibile a scelte personali del lavoratore, irragionevoli e prive di alcun collegamento con la prestazione lavorativa tali da esporlo a un rischio determinato esclusivamente da tali scelte.
Infortuni occorsi durante gli spostamenti effettuati dal lavoratore per recarsi dall’albergo al luogo in cui deve essere svolta la prestazione lavorativa e viceversa. Per le stesse considerazioni sopra svolte, anche gli infortuni occorsi durante gli spostamenti effettuati dal lavoratore per recarsi dall’albergo al luogo in cui deve essere svolta la prestazione lavorativa e viceversa devono essere trattati come infortuni in attualità di lavoro e non come infortuni in itinere.
Infortuni occorsi all’interno della stanza d’albergo in cui il lavoratore si trova a dimorare temporaneamente. Con riferimento all’infortunio occorso in albergo, occorre rilevare che esso non è equiparabile a quello avvenuto presso la privata abitazione, la cui indennizzabilità è stata esclusa dalla Suprema Corte2 sulla base di due elementi:
a) la oggettiva difficoltà di stabilire se l’atto di locomozione all’interno dell’abitazione sia o meno funzionale all’espletamento dell’attività lavorativa, essendo impossibile “certificare una qualsiasi forma di collegamento tra (abituali) condotte spiegate all’interno dell’abitazione e dei luoghi condominiali e attività lavorativa”;
b) il maggiore controllo che la natura dei luoghi comporta sulle condizioni di rischio da parte del soggetto assicurato.
L’iter logico-argomentativo sviluppato dalla Suprema Corte nella sentenza citata in nota, consente agevolmente di desumere a contrariis che tutti gli eventi occorsi al lavoratore in missione e/o trasferta, dal momento in cui questi lascia la propria abituale dimora fino a quello in cui vi fa rientro, derivanti dal compimento anche degli atti prodromici e strumentali alla prestazione lavorativa, siano indennizzabili quali infortuni avvenuti in occasione di lavoro, in attualità di lavoro, proprio perché condizionati dalla particolare situazione determinata dalla condizione di missione e/o trasferta.
Nessuno dei due elementi individuati dalla Corte di Cassazione per escludere la indennizzabilità degli eventi verificatisi nella privata abitazione, possono riscontrarsi nella fattispecie del lavoratore in missione e/o trasferta. Gli eventi accaduti in una stanza di albergo, infatti, non sono parificabili a quelli avvenuti nella privata abitazione, in primo luogo poiché il soggiorno in albergo è evidentemente necessitato dalla missione e/o trasferta – e perciò è necessariamente connesso con l’attività lavorativa - e in secondo luogo poiché il lavoratore, con riguardo al luogo in cui deve temporaneamente dimorare, non ha quello stesso controllo delle condizioni di rischio che ha, al contrario, nella propria abitazione.
CONCLUSIONI
Alla luce delle considerazioni precedentemente esposte, si devono ritenere meritevoli di tutela, nei limiti sopra delineati, tutti gli eventi occorsi a un lavoratore in missione e/o trasferta dal momento dell’inizio della missione e/o trasferta fino al rientro presso l’abitazione.
EFFICACIA NEL TEMPO
Le disposizioni di cui alla presente circolare si applicano ai casi futuri nonché alle fattispecie in istruttoria e a quelle per le quali sono in atto controversie amministrative o giudiziarie o, comunque, che non siano prescritte o decise con sentenza passata in giudicato.

Valutazione del rischio radon

Da oggi Sicurgarda, grazie alla colaborazione con prestigiosi e certificati laboratori offre ai propri clienti la valutazione del rischio Radon. Questa valutazione è obbligatoria in Lombardia in tutti i luoghi di lavoro posizionati in piani interrati e nel piano terra degli edifici. Per saperne di più visitate il nostro blog http://www.igienesicurezza.blogspot.it/2012/07/cose-il-radon.html.

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News Normativa

(Sicurezza) Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69: Come cambia il testo unico

Con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69, dal 23 giugno u.s., sono entrate in vigore le modifiche relative al Testo Unico della Sicurezza lavoro (TUS) di cui al D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81.

 

Le modifiche più significative sono contenute nell'articolo 37 del Decreto Legge, rubricato "Semplificazione di adempimenti formali in materia di lavoro" e riguardano i seguenti articoli del TUS:

 

Articolo 26 | Obblighi connessi ai contratti d'appalto o d'opera o di somministrazione
Articolo 29 | Modalità di effettuazione della valutazione dei rischi
Articolo 32 | Capacità e requisiti professionali degli addetti e dei RSPP interni ed esterni
Articolo 37 | Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti
Articolo 67 | Notifiche all'organo di vigilanza competente per territorio
Articolo 71 | Obblighi del datore di lavoro
Articolo 88 | Campo di applicazione
Articolo 225 | Misure specifiche di protezione e di prevenzione
Articolo 240 | Esposizione non prevedibile
Articolo 250 | Notifica
Articolo 277 | Misure di emergenza

Tutti dal 1 giugno 2013 devono essere in possesso del Documento di valutazione dei rischi

Dal 1 giugno 2013 tutte le attività devono essere in possesso del documento di valutazione dei rischi (DVR). Chi non ha ancora elaborato tale documento, per non incorrere in pesanti sanzioni sia penali che amministrative, può contattarci, per ricevere un celere preventivo e adempiere a questo importante obbligo previsto dal D.Lgs. 81/08 e s.m.i.

DVR con le procedure standardizzate: PROROGA al 31 Maggio 2013

Prorogata al 31 maggio 2013 la possibilità per le aziende fino a 10 lavoratori di autocertificare la valutazione dei rischi.

 

II 21 dicembre, con il sì definitivo della Camera dei deputati alla Legge di stabilità 2013, è stata approvata anche la proroga al 31 maggio 2013 della possibilità, prevista dal comma 5 dell’articolo 29 del D.Lgs 81/2008 per le aziende che occupano fino a 10 lavoratori, di autocertificare la valutazione dei rischi.

 

 Il precedente termine del 31 dicembre 2012 previsto dall’articolo 29 è quindi ora spostato al 31 maggio 2013 (termine che era già stato spostato il 12 maggio 2012 per evitare che, nelle more della definizione delle procedure standardizzate di effettuazione della valutazione dei rischi i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori fossero obbligati, a decorrere dal 1° luglio 2012, ad elaborare il documento di valutazione dei rischi secondo le procedure ordinarie).

La concomitanza tra gli adempimenti relativi alla fine dell’anno (legge di stabilità. milleproroghe, ...) e l’anticipata fine della XVI legislatura porta con sé confusione e incertezze. In attesa di notizie certe non ci rimane che entrare comunque nel dettaglio delle procedure standardizzate (elaborate il 16 maggio 2012 dalla Commissione Consultiva Permanente) per preparare le aziende al loro futuro utilizzo.

 Il documento “Procedure standardizzate per la valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 29 D.Lgs. 81/2008”, allegato al decreto del 30 novembre 2012, è composto di due parti: le procedure vere e proprie e la modulistica per la redazione del documento di valutazione dei rischi aziendale.

Le procedure – che si applicano con alcune eccezioni alle imprese che occupano fino a 10 lavoratori (art. 29 comma 5) ma possono essere utilizzate anche dalle imprese fino a 50 lavoratori (art.29 comma 6) – prevedono quattro passi.

 

  • Il primo passo è relativo alla descrizione dell’azienda, del ciclo lavorativo/attività e delle mansioni.

 

  • Il secondo passo è invece relativo all’ individuazione dei pericoli presenti in azienda.

 

  • Il terzo passo è la valutazione dei rischi associati ai pericoli individuati e identificazione delle misure di prevenzione e protezione attuate:

 

  • Infine il quarto passo, relativo alla definizione del programma di miglioramento.





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